The father of Joey DeFrancesco, "Papa John" had his career revived when his son's success helped bring about the renaissance of the Hammond organ. John's father had played reeds with various swing bands including the Dorsey Brothers. John DeFrancesco began playing trumpet when he was six and did not start playing organ until his wife bought him an organ for his 23rd birthday. After a few months of nearly nonstop practicing, he was ready to perform in clubs. In 1967 DeFrancesco moved to Philadelphia and soon he was part of the Philadelphia jazz scene. However in 1979 when Joey turned eight and started playing professionally, John temporarily gave up his career so as to supervise his son. Another son, Johnny DeFrancesco, developed into a fine guitarist. In the 1990s, John DeFrancesco returned to a more active playing career, recording two strong sets for Muse (both of which feature Joey on trumpet) and gaining a national reputation of his own. "Papa John" plays organ in an infectious hard bop style not that different from his son.
~ Scott Yanow, All Music Guide
From the perspective of family history, there wouldn't have been a Joey DeFrancesco, perhaps the most famous of the contemporary jazz organists, without the style that he learned from his father. 'Papa' John DeFrancesco, himself the son of working musician, moved to Philadephia in 1967 and quickly became a staple on that city's busy jazz scene jazz. His fourth Savant recording as a leader finds him presiding over sons Joey and John Jr. along with saxman Jerry Weldon, Mike Boone's bass and Byron Landham on drums. Hear the DeFrancescos make jazz a true family affair on this smoking set of organ classics and original works.
Featuring:
'Papa' John DeFrancesco, organ
Joey DeFrancesco, keyboards;
John DeFrancesco Jr., guitar;
Jerry Weldon, tenor sax;
Mike Boone, bass;
Byron Landham, drums
19 marzo, 2009
"Papa" John De Francesco - Big Shot ( Savant Records )
18 marzo, 2009
Il Dio di Jessica Lea Mayfield
god is punishing someone you love
he would've gone too far if he were anyone else
you say your prayers then you do it yourself
you say god is testing us, and i have failed
well i don't wanna be tested by god or anyone else
with blasphemy so heartfelt
i wish death upon someone else
god damn you
that girl she died
for doing me wrong
her mother should've cried
well i don't wanna be tested by god or anyone else
get thee behind me jesus
i'm tired of searching for truth
get thee behind me jesus
i've given up on you
i've loved with my heart
i really do
and in the dark
its light shines through
sometimes i wanna behave like i live in the bible days
Ci sarebbe molto da scrivere sul ritornello di questa canzone, ma non sono espertissimo della materia quindi cercherò di limitarmi. Jessica afferma di avere un animo Dark innato e non vuole che nessuno la giudichi e giudichi la sua vita, la sua capacita' d'amare. Jessica vuole vivere la propria vita senza essere messa alla prova. Quindi di fronte ad un Dio che per provarla, per vedere la sua fedelta' fa morire una persona cara chiarisce : Grazie no, non mi servi.
E come dargli torto ?
Chi amerebbe un Dio così Tiranno, cosi' crudele?
Jessica è arrivata a quel punto della sua vita in cui chiede a Dio di dargli tutta la sua umanita' che è in grado di gestirsela da sola, al di fuori di quella casa abitata da quel tiranno di cui ormai non sa piu' che farsene.
Jessica esce nel mondo e verra' accolta dal mondo come solo il mondo sa fare con un'anima cosi' sensibile.
Quello che Jessica non sa è che quello che ha lasciato alle spalle non è Dio, ma la percezione sbagliata che spesso abbiamo di Lui.
Dio non uccide, Dio ama.
Dio non mette alla prova, Dio perdona.
Quel Dio Vero è da oggi sul balcone ad aspettare il ritorno di Jessica e di un cuore pieno d'amore.
Ma per far questo ci vorrà una vita intera.
La stessa vita occorsa a Nick Cave cui Jessica è stata piu' volte paragonata.
Buon Viaggio umano e artistico.
Le potenzialita' ci sono tutte per arrivare a quella verita' che tanto fatica costa a tutti noi.
09 marzo, 2009
Claudio Roditi - Braziliance x 4 - Resonance Records -
Claudio Roditi has enjoyed a great level of consistency in his career within a Brazilian jazz format. As literate a player as there is on the trumpet and flugelhorn, Roditi's influences stemming from Clifford Brown, Lee Morgan, and Freddie Hubbard are evident, but a sweet patience and virtue that he owns has been the distinctive difference. Always surrounding himself with exceptional, high-level players, on Brazilliance X 4 the band is as great as he has ever employed. Expert Brazilian drummer Duduka DaFonseca, the wonderful pianist Helio Alves, and the excellent young bassist Leonardo Cioglia provide Roditi an extraordinarily talented and cohesive group, one that hopefully can continue to be a working, touring ensemble. This is a very uniform recording all the way through, with Roditi himself virtually wasting no notes, richly rendering this music from top to bottom while featuring source material from a wide range of lesser known composers. Victor Assis Brasil's "Pro Zeca" starts the program in a hot and hip samba jazz, the astounding Alves driving Roditi's quick lyric line handing off to DaFonseca's inventive drum solo. The ultra-melodic Roditi is at his best on the clean and clear composition of Johnny Alf, "Rapaz De Bem," while taking twists and turns in a more complicated piece written by trombonist Raul DeSouza, the upbeat and bright "A Vontade Mesmo." Durval Ferreira and Lula Freire's "E Nada Mais" is the sleek, romantic selection, while João Donato and Paulo Sérgio Valle's "Quem Diz Que Sabe" cleverly modifies the quick samba rhythm while retaining a simple melodic approach. Roditi penned four pieces, including the steamy samba "Dinner by Five" with another showcase for the modal piano of Alves or DaFonseca's unpredictable drumming, and the slow ballad "Song for Nana" accented by chiming piano and Cioglia's soulful bass. The other two contributions written by Roditi are live in-concert pieces, as "Tema Para Duduka" is yet another feature where the drummer fills in the cracks between melody lines, while "Gemini Man" bubbles with excitement as the trumpeter's strutting and stretching trumpet urges the band ahead in an energetic yet effortless framework. There's also a version of the Miles Davis evergreen "Tune Up," a fluid and patient bossa nova adaptation. A collection of tunes quite easy to love, this comes very close to being a definitive modern instrumental Brazilian jazz classic, and will stand as one of, if not the very best recordings Roditi has produced during his successful and fruitful career.
by Michael G. Nastos
All Music Guide
Parole di speranza 2
guardiamo tutti insieme il pozzo di Giacobbe; vediamo Gesù stanco del viaggio che sedeva presso il pozzo. Gesù è l’incarnazione dell’amore del Padre e nutre per l’uomo tutto l’amore possibile.
Gesù è vero Uomo poiché assume in sé la natura umana per portarla a compimento nella propria persona di Figlio di Dio. In quanto vero uomo, Cristo può essere stanco, affaticato dal viaggio, proprio come ognuno di noi può sentire la stanchezza del vivere.
Parlo a persone che hanno pressappoco la mia età, più o meno (di giovani ce ne sono pochissimi); e tutti quanti sperimentiamo ogni tanto il peso che abbiamo sulle spalle degli anni che sono passati e sovente diciamo “Sono stanco, mi sento stanco”. E’ la stanchezza della vita.
L’immagine di un Gesù stanco è consolante per noi che spesso ci sentiamo pervasi da una stanchezza tanto grande che ci impedisce di vivere, di lavorare; ci impedisce perfino di pregare. Questa sensazione può far nascere degli scrupoli, ci sentiamo deboli e pigri e ci domandiamo se il Signore nella preghiera ci ascolterà. Ci sembra di essere distratti, ci pare che il nostro cuore sia come intorpidito, che la fantasia prenda il sopravvento sulla volontà, cosicché i nostri propositi di incontrarci con il Signore, di pregare, sembrano svanire.
Qualche volta ci accorgiamo che la Messa è finita e diciamo “E’ già finita la Messa, ma io, io, con la mente, con il cuore, dove sono stato?”.
Abbiamo l’impressione che la nostra preghiera sia fragile, incerta, che il nostro dialogo con Dio sia impedito proprio dalla nostra stanchezza.
E invece il Signore ci capisce, perché partecipa alla nostra natura: anch’Egli si stanca e si siede per riposarsi. In questa profonda dimensione umana, in questa perfetta comprensione della condizione dell’uomo, sta la grandezza della figura di Gesù Cristo: Gesù di Nazareth, Figlio di Dio.
E’ questo il motivo per cui il cristianesimo è veramente liberante: la coscienza, le energie, la fiducia dell’uomo, ma anche la sua stanchezza e le sue debolezze diventano parte integrante del percorso spirituale di ogni essere umano, di ognuno di noi, verso la propria santificazione.
E’ importante avere la certezza che il Signore ci capisce in tutti i momenti nei quali sperimentiamo la difficoltà quotidiana, grande o piccola che sia; questa è la nostra fede.
Dobbiamo però notare che la stanchezza di Gesù ha anche un’altra valenza, molto importante: la stanchezza di Gesù simboleggia la stanchezza del cuore di Dio che si affatica ad inseguire l’uomo, il quale fugge e si sottrae al raggio d’azione dell’Amore di Dio.
E allora soffermiamoci su un Gesù stanco.
L’evangelista Giovanni intende dire con questo che l’uomo deve prendere consapevolezza di essere l’oggetto dell’Amore di Dio.
Il Signore ci aspetta sempre, anche quando è stanco, e ci dà l’appuntamento nel luogo, in quel luogo (e ognuno di noi ha il suo luogo) in cui andiamo ad attingere ciò che ci consente di sopravvivere, di mantenere, di sviluppare, di trasmettere la vita: e questo luogo è il pozzo, il nostro pozzo, che è il luogo simbolico dell’unione, dell’incontro d’amore tra l’uomo e Dio.
Dio abita questo luogo, che è paesaggio dell’anima e che diventa la nostra vita di ogni giorno.
Il pozzo, da un punto di vista simbolico, è anche l’immagine dell’io più profondo dell’uomo.
Il fatto che Gesù si sieda presso il pozzo significa che Dio si avvicina all’uomo, alla sua essenza, al nucleo, alla sua personalità; si avvicina a ciascuno di noi.
Se lo guardiamo il Signore, adesso è seduto vicino a ciascuno di noi e ci sollecita ad istaurare con Lui un rapporto d’amore profondamente intimo: Dio si rivolge a ciascuno di noi in quanto persona ovvero in quanto essere individuale.
Il Signore parla sempre al cuore dell’uomo. A Dio non importa che questo uomo sia santo o peccatore; non gli importa che il pozzo sia ricco d’acqua o sia asciutto, che l’acqua sia limpida o inquinata. Dio si siede comunque presso il nostro pozzo e si rivolge al cuore dell’uomo perché soltanto questo gli importa: entrare in relazione profonda con l’essere umano, instaurare con lui un rapporto d’amore e chiedergli, come ha fatto con la donna, “Dammi da bere”.
Il Dio in cui crediamo, quindi, è il Dio che cerca il nostro amore. Egli è l’Onnipotente, non manca di nulla; tutto ciò che esiste è stato posto in essere per opera sua, ma Dio è povero dell’uomo. Eppure il Signore si attesta difronte all’uomo. Il rapporto di amore non può essere imposto o estorto con la forza, ma Dio continua a cercare il nostro amore.
E per concludere ecco l’ultima frase: “Maestro mangia!” gli dicevano i discepoli di ritorno dalla città, in cui si erano recati per fare provvista di cibo.
Ma Lui, Gesù, si era già sfamato, già dissetato: Lui e la donna, in quell’incontro; un incontro che a ognuno aveva lasciato qualcosa.
In lei, la donna, aveva lasciate la percezione incancellabile di aver trovato finalmente Qualcuno che le aveva letto nel più profondo del cuore e le aveva rivolto parole che erano acque zampillanti di vita nuova.
In Lui, Gesù, quell’incontro aveva lasciato la percezione che i campi, induriti per la crosta del gelo dell’inverno, già si aprissero fuori stagione alla fioritura; infatti era fiorita la donna.
“Levate i vostri occhi - diceva Gesù - e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura”.
Oh, Signore ti preghiamo: benedici tutti noi e fai in modo che anche noi abbiamo a fiorire sempre, ogni giorno, al calore della tua Parola e del tuo Amore. E così sia.
Don Enrico Vago
20 febbraio, 2009
Barry White v/s Ashley Cleveland
Essendo i primi due numeri estratti il 21/02/2009 sulla ruota di milano 41 e 55 e la lora somma è pari a 96 il vincitore risulta ( 22 + 22 + 22 + 22 + 8 ) il concorrente numero 8 Walter T. di Cagliari.
Grazie a tutti per aver partecipato e alla prossima.
Simonme
Grazie a tutti per aver partecipato al concorso.
Ecco le vostre preferenze :
1 - Masotto M - Barry White
2 - Lazzarin F - Barry White
3 - Mariani L - Barry White tutta la vita!!
Prende moltissimo e l'intro e' stupendo, ti tiene incollato alle cuffie.
Un vero latin lover che ti fa aspettare quanto vuole.
E da buon latin over, l'attesa e' ripagata ampiaamente.
4 - Blandi S - IL MIO VOTO VA A ASHLEY CLEVELAND
5 - Gipponi L - Barry White.....
6 - Del Col M - il mio voto va a Ashley Cleveland
7 - Chianura A - Voto il brano di Barry White
8 - Torres W - PANTERONE ( Barry White )
9 - D'antone V - Preferisco Barry Withe.
10 - Thieghi M - ashley cleveland
11 - Di Mario A - ashley cleveland
12 - Bongermino F - Come non dare la propria preferenza all’indimenticabile Berry White.
13 - Stroligo R - Io voto per Ashley Cleveland
14 - Risso P - Barry White - Decisamente !!!!
15 - Iannaccaro P - Bellissima interpretazione di Ashley Cleveland. La preferisco decisamente.
16 - Nardiello M - il mio brano preferito è “You’re the first, the last, my everything” di Barry white.
17 - Teruzzi F - La mia preferenza per Ashley Cleveland
18 - Martinelli G - Sicuramente il mitico Barry W.,quando era ancora tra di noi andai a tutti i concerti che fece a Milano dall’84 all’ultimo con gli Earth Wind & Fire (98?)!
19 - Canale C - Barry White
20 - Minoli P - BARRY WHITE : You're The First, The Last, My Everything
21 - Carrera B - barry white
22 - Scuto A - scelgo Ashley Cleveland
Fuori Concorso ( quindi i partecipanti sono 22 ) Veronelli S. - Ashley Cleveland.
Ricordiamo a tutti che domani avverra' l'estrazione per decretare il vincitore del bellissimo cd di Guy Davis. L'estrazione avverra' prendendo come riferimenti i primi due numeri estratti sulla ruota di Milano, li sommeremo e poi procederemo a fare la conta tra i 22 partecipanti.
Alla prossima.
16 febbraio, 2009
Parole di speranza.
(LA PECCATRICE)
15 febbraio 2009 (santa messa ore 12)
(Sia lodato Gesù Cristo; e sempre sia lodato)
Carissimi fratelli e sorelle,
vorrei che tutti insieme facessimo uno sforzo, uno sforzo vero, autentico, sincero: vediamo di ripresentare alla nostra memoria la scena così come è avvenuta in casa di Simone il fariseo.
Gesù e quella donna. Deve essere stata una scena davvero unica, unica.
Arriva questa donna e “da quando sono entrato, mi ha bagnato i piedi con le lagrime e me li ha asciugati con i suoi capelli; da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi; e lei poi mi ha cosparso i piedi di profumo”.
Fossimo stati anche noi a quel banchetto, che cosa avremmo detto?
Certo, una cosa stranissima, veramente strana.
E allora vediamo di fare una riflessione particolare sopra di questo rapporto tra Gesù e la donna, quella donna, e le donne.
Tu, o Signore, eri contento di averla lì ai tuoi piedi. Eri contento che al mondo ci fossero le donne, coi capelli e le lagrime; donne che sanno piangere meglio degli uomini. Ed è una ricchezza che hanno negli occhi, un segno di umile e dolce remissione, quale l’uomo conosce raramente.
O Signore tu sentivi, come uomo, che non avresti mai potuto raggiungerle, le donne, in certe lievità, in certe dolcezze, in certi struggimenti; Tu che eri virilmente più facile, più elementare e semplicista.
E per quel tanto che esse sono diverse (mentre l’uomo volgare le disprezza), Tu le ammiravi come un miracolo, un miracolo fatto da Te.
Eri contento, Gesù, di averle create così e anche forse di essere disceso in terra a vederle e ad amarle come uomo.
Eri lontano dalla marmorea indifferenza degli stoici o dal disprezzo degli asceti immaturi; non ne sentivi il peso, il carcere. Sentivi le ali della carne in tutta la sua candida fragranza.
E altrettanto era lontana da Te una certa pratica della continenza falsa, che tenta di accantonare il sesso come una pagina indecente, scritta in un giorno di distrazione di Dio.
No, Tu non eri distratto; Tu lo sapevi che non ti eri sbagliato e che avevi voluto fare l’uomo e la donna così come li avevi fatti.
E adesso, anche la tua esperienza umana, o Gesù, ti dava ragione; diceva che avevi calcolato bene.
Tu, o Signore, per aver scelto la verginità, non avevi cancellato il sesso dalla tua carne, dalla tua anima, dalla tua vita.
Senza quella grande forza primordiale, non avresti potuto amare la donna (e quella donna) così come la amavi: con uno struggimento, un tremore, un calore che ti scaldava tutto l’essere e discendeva nelle mani in una trepida carezza; le sfiorasti i capelli umiliati, le sollevasti il viso.
Ora anche se la canea degli ospiti ti sghignazzava intorno, non te ne accorgevi neanche.
C’era come un’isola di silenzio inviolabile intorno a Te.
E c’era anche profumo; era il vasetto che aveva spezzato ai tuoi piedi.
Ma era tutta la donna che odorava, come la terra quando piove: la donna madida di pianto, la donna esile e china, dai capelli spioventi come un salice.
Tu ritirasti i piedi, perché volevi che sollevasse il viso.
Allora lei raccolse le sue trecce, se le girò di nuovo attorno al capo; si eresse e apparve in tutta la sua modesta dignità, come una vergine inviolata.
La facesti sedere accanto a Te e, ricordandoti ad un tratto della gente, guardasti intorno quasi con sfida: chi aveva qualcosa da dire, lo dicesse!
Ma nessuno raccolse la sfida; tutti guardarono nel piatto e fecero finta di mangiare.
Facesti segno e portarono un piatto anche per lei; e la prostituta del paese sedette a tavola come una regina.
Carissimi, se la virtù sta nel trattare l’altro sesso con distacco, con freddezza, Tu o Signore non eri virtuoso. Tu non hai mai buttato via i tuoi doni.
E se il cedersi in mercimonio è un disprezzare la tua carne, anche averla in sospetto è disprezzarla;
questa carne che Tu ci hai regalato nel giorno della nascita.
Anzi, in quel giorno l’hai fatta splendere tenera e rosa sotto il cielo, ma ce l’avevi donata già prima: ce l’avevi intessuta con solida architettura d’ossa, con trame lievissime di vene, con la candida seta della pelle, fino dal grembo materno.
E tutto questo per insegnarci che il sesso non è solo un sigillo della carne, ma è un segno totale che articola l’unità della specie e fa parlare il silenzio dell’uomo.
E’ una specie di umana trinità.
E non per niente nel primo libro della tua Scrittura, si dice che Tu creasti l’uomo a tua immagine e lo creasti maschio e femmina.
Se non lo avessi creato maschio e femmina, non lo avresti neppure creato neanche a tua immagine; non avresti specchiato in lui quel pluralismo della tua unità che verifica l’uno nell’altro: il Padre nel Figlio in un perenne dialogo d’amore, lo Spirito Santo.
Non avresti specchiato in lui quel vicendevole dipendere e quel vicendevole crearsi, che è la tua povertà e anche la tua ricchezza.
Non ci avresti creati come Te, poveri e ricchi, capaci di dare e di ricevere, di perderci e di ritrovarci.
E allora, o Signore, ti preghiamo:
“Liberaci, o Signore da quel peccato aristocratico che ci fa disprezzare il sesso, il corpo, la carne, la terra, quasi che fossero la trappola di un altro dio; e non invece l’opera delle tue mani.
E liberaci anche da quell’altro peccato grossolano che ci fa disprezzare lo Spirito, il tuo Regno, il tuo Amore, quasi che siano illusioni e solo la materia, il materiale, sia la realtà.
Dalla carnalità rozza e volgare, liberaci o Signore, come liberasti la peccatrice, come liberasti la Maddalena, come liberasti l’adultera.
Ma dalla carne, Signore, no, non liberarci: lasciaci intatto questo fervore di un corpo fatto d’anima e di un’anima fatta di corpo.
E che non venga una cosiddetta falsa virtù a defraudarci dei tuoi doni.
Fa’, o Signore, che possiamo ancora tremare al rumore di un passo e trasalire al soffio di una voce. Fa’ che possiamo amare Te in un fervore incandescente, in cui la materia e il sesso mai siano estranei.
O Signore, Tu hai amato e perdonato quella donna; ama e perdona anche ciascuno di noi, noi che ci sentiamo peccatori non meno della donna, peccatrice e anche perdonata”.
E così sia.
Don Enrico Vago
10 febbraio, 2009
14 gennaio, 2009
Giant Sand Live In Italy
venerdi 30 gennaio Roma - Init
sabato 31 gennaio Ravenna - Bronson
domenica 1 febbraio Padova - Unwound
lunedi 2 febbraio Milano - Magnolia
Ricordiamo che è possibile acquistare il nuovo cd dei Giant Sand presso il negozio di cd on line
www.moonlightrecords.com
13 gennaio, 2009
Outlaw Trail Collection – 3 Cd + 2DVD
In the Old West, desperados and bank robbers eluded lawmen using a series of get-away routes across the Western frontier creating the legendary Outlaw Trail. With the same "outlaw spirit," country artists in Austin, Texas in the 1970's rebelled against "Nashville Country" bringing the grit and life back to Country music. In this one of a kind tribute, up and coming, as well as seasoned country artists, perform in honor of the Outlaw, in music and in lore, including songs from Outlaw Country legends such as Willie Nelson and Johnny Cash. Performers include Joe Ely, Jessie Colter, Rodney Crowell, Carlene Carter, Asleep at the Wheel, Holly Williams and many more. Witness this historic event recorded live in at the Paramount in Austin, where it all began.
The Outlaw Trail: The mysterious sanctuary of countless Outlaws - the Badlands of the West stretching from Canada through Montana, Utah, Colorado, Arizona, and into New Mexico. The trail was used by Outlaws as they fled the law to certain escape in their hidden fortresses - hideouts like The Hole-in-the-Wall, Browns Park and Robbers Roost, leaving the lawmen far behind in a maze of canyons and dizzying mountain passes.
Despite the urban bulldozers that have destroyed much of the old “Frontier”, there are still vast areas of the Outlaw Trail that still exist and echo to the memory of Butch Cassidy; The Sundance Kid; Jesse James & The James Gang, Calamity Jane, Wyatt Earp, Kid Curry, Tom Horn, Wild Bill Hickok, Kit Carson, Isom Dart and Etta Place.
The Outlaw Trail has been immortalized in countless films and lamented in the music of legendary artists and our proposal will create a musical travelogue along the Outlaw Trail and the legendary music, musicians and performances of the 20th Century that it inspired.
Country & Western Music, as opposed to today’s Pop Country, is still the most cherished and popular source of “Outlaw Music” and has been augmented by a great number of Rock artists whose musical roots are firmly in Western Swing and Traditional Country Music.
History and music arrived at a crossroads on the Paramount Theatre stage Wednesday night with the presentation of "The Outlaw Trail," an ensemble country/rock concert that was being filmed for broadcast (first on the HDNet channel, later on PBS and still later available on home video) at the historic downtown venue.
Taking their cue from the historic Outlaw Trail - the chain of byways and hideouts that chased the Continental Divide from Montana to Mexico in the 19th century - the show's producers assembled a cast whose music, they thought, embodied the same rebellious spirit as the renegades, gunslingers and lawmen who made the West so wild.
That conceit proved elastic enough to include a diverse host of musical talent that ranged from stalwarts of the Austin and Nashville scenes to some up-and-comers and a few genuinely left-of-center choices.
Thus, concert-goers were treated to juxtapositions like hometown Latino rockers Del Castillo sharing the stage with "Nashville Star" winner Buddy Jewell, cowboy poet Waddie Mitchell, Muzik Mafia rapper Cowboy Troy and Mavericks heartthrob Raul Malo.
Joe Ely, Rodney Crowell, Asleep at the Wheel, Ray Wylie Hubbard and Jessi Colter lent a shot of gravitas from the original "outlaw" musical heyday of a quarter-century ago, and younger performers like fiddler Megan Mullins and Holly Williams (Hank's granddaughter) dovetailed well with a house band of all-star Austin players helmed by veteran drummer (Eric Clapton, Bob Seger) and musical director Jamie Oldaker. Utilizing Western-themed songs by Bob Dylan, Poco, the Eagles, Willie Nelson, Waylon Jennings and Marty Robbins, and laced with original material, the three-hour performance traced an emotional arc from the high-flying hubris of pistoleros riding a wide-open range ("Wanted Man," "Big Iron," "Rose of Cimarron") to the elegiac ballads that evoked the closing of the frontier ("Pancho and Lefty," "Desperados Waiting For A Train," "Slow-Movin' Outlaw").
The performances were exemplary as a rule, and there were a handful of genuinely thrilling moments: Joe Ely's "Me and Billy the Kid," jump-started the crowd early on; Raul Malo's two diverse turns (on Marty Robbins' "El Paso" and that soundtrack-'o-the-70s rocker "Bad Company") elicited cheers ("Don't put me on after Raul!" pleaded Suzy Bogguss); Lee Roy Parnell downright lit up the joint with a fiery, slide guitar-laced rocker about crossing the river to Mexico; Jessi Colter made two quietly moving appearances at center stage and Asleep At the Wheel's Ray Benson (with a distaff chorus that included Colter, Williams, Bogguss and Carlene Carter) even made the old warhorse "My Heroes Have Always Been Cowboys" seem fresh and moving.
08 gennaio, 2009
Eva Cassidy v/s Giorgia
Totale partecipanti 26
Voti x Eva Cassidy : 18
Voti X Giorgia :8
Primi due numeri estratti sulla ruota di Milano 66 - 88
Somma : 154
Metodo Conta : Il vincitore è il numero 24 Federica R che ha votato x Giorgia
Grazie a tutti x aver partecipato....
e al prossimo concorso.
Il concorso di questa settimana ( dopo mesi di inattivita' ) ci permette di conoscere due interpreti femminili pop incredibili. Da una parte abbiamo Giorgia immortalata in una rara esibizione live da cui è stata tratto un doppio cd durante la primavera del 93 da quel genio e grande conoscitore della musica chiamato Ben Sidran. Una Giorgia ancor giovanissima e ancora sconosciuta canta con la band del padre in un locale di Roma. La bellezza, la potenza e la rilettura personale del repertorio con cui si propone lasciano prefigurare tutto quanto sarebbe successo due anni dopo con il clamoroso successo al festival di San Remo che tutti conosciamo.
La contendente è una vecchia conoscenza della nostra radio ossia Eva Cassidy. Se si vuole il destino di questa grandissima e purissima interprete è ancor piu' "romantico" di quello di Giorgia. Infatti Eva il successo non l'ho ha mai conosciuto. Infatti muore ancora giovanissima quando fuori dal suo paese natio ( l'australia ) si accorgono di questa fantastica voce e la propongono alla radio. Siamo in inghilterra e il successo è planetario fino ad arrivare ad hollywood dove la sua voce postuma viene utilizzata per la colonna sonora del film Love Actually.
Il campo di battaglia sara' la splendida canzone sull'amicizia ( visto che siamo tutti piu' buoni ) scritta da P. Simone e cantata dal duo piu' famoso di tutti i tempi. Canzone che ho avuto la fortuna di urlare ( visto che non so cantare ) durante il concerto dei Simon & Garfunkel in quel di Roma nell'estate di qualche anno fa.
Insomma, ci è sembrato bello iniziare l'hanno in questo modo.
Scopri come partecipare al concorso digitando
http://www.radiomlr.it/Concorso/index.html
Buona Fortuna.
1 - Eva Cassidy - Amede C
2 - Giorgia - Antoido D.F
3 - Eva Cassidy - Andrea R
4 - Eva Cassidy - Sergio B.
5 - Giorgia - Piero P
6 - Giorgia - Atos F
7 - Giorgia - Patrizia T
8 - Eva Cassidy - Luigi Z
9 - Eva Cassidy - Dario M
10 - Eva Cassidy - Marco N
11 - Giorgia - Gabriela R ( Bucarest )
12 - Eva Cassidy - Massimo C.
13 - Eva Cassidy - Celiento R
14 - Eva Cassidy - Roberto S
15 - Giorgia - Carlo I
16 - Giorgia - Renato C
17 - Eva Cassidy - Andrea M.
18 - Eva Cassidy - Giuseppe D.
19 - Eva Cassidy - Stefano P
20 - Eva Cassidy - Franco B.
21 - Eva Cassidy - Patrizia L.
22 - Eva Cassidy - Leo
23 - Eva Cassidy - Simona C.
24 - Giorgia - Federica R
25 - Eva Cassidy - Alessandra A.
26 - Eva Cassidy - Augusto B.
07 gennaio, 2009
Astor Piazzolla - Libertango
Ricordiamo al pubblico italiano che è ora possibile acquistare on line il cd
Astor Piazzolla - Libertango ( il disco culto di Piazzolla )
presso il negozio on line
www.moonlightrecords.com
22 dicembre, 2008
CHIETI IN JAZZ 2009
di musica afroamericana
V edizione
Seminario di arrangiamento e composizione
Master di composizione con James Newton. Mingus e la scrittura contemporanea.
Arrangiamento e composizione. Lezioni individuali di arrangiamento e composizione
Docente: Bruno Tommaso.
Gli studenti sono incoraggiati a presentare partiture già abbozzate in modo da proseguire su di esse il lavoro di perfezionamento con Bruno Tommaso. Le composizioni vengono eseguite dalla SIdMA Jazz Orchestra nel concerto conclusivo, con James Newton solista ospite. Le composizioni vengono provate nel corso del seminario e eseguite in concerto dalla SIdMA Jazz Orchestra.
Seminario di musicologia e giornalismo afroamericani
Il seminario è diviso in due parti:
- Fondamenti di musicologia:
Analisi e storiografia jazz
- Dalla ricerca alla scrittura
recensione, saggio, comunicato stampa, articolo critico. Con numerose esercitazioni.
Docenti: Stefano Zenni e Luca Bragalini
Per maggiori info
http://www.sidma.it/
01 dicembre, 2008
- Ollabelle – Before This Time
E’ tempo che anche il pubblico italiano conosca questo gruppo composto da: Amy Helm, vocals, mandola, Byron Isaacs, vocals, bass, dobro, Tony Leone, vocals, drums, percussion, Fiona McBain, vocals, acoustic and electric guitars, Glenn Patscha, vocals, keyboards, accordion. Per chi ama uno straordinario americana sound dove prevalgono gospel, country, blues e bluegrass con toni di purezza e bellezza inarrivabili tanto vocalmente che a livello strumentale.
- Ollabelle – Before This Time (Clamoroso terzo album. Feat. Levon Helm e Larry Campbell.)
Ricordiamo che il cd
- Ollabelle – Before This Time
può essere acquistato on line presso il negozio di dischi
www.moonlightrecords.com
27 novembre, 2008
Conversazioni notturne a Gerusalemme
“Nonostante io sia un tipo mattiniero, a Gerusalemme parlavamo spesso fino a tarda notte, dei giovani di oggi. Ci siamo avvicinati ai sogni. Di notte le idee nascono piu’ facilmente che nella razionalita’ del giorno”.
Nei primi passaggi di “Conversazioni notturne a Gerusalemme”, il Cardinale Carlo Maria Martini ci racconta subito il clima nel quale sono nate le conversazioni con il gesuita Georg Sporschill e con i giovani del suo centro di attivita’. Le conversazioni toccano diversi punti del nostro tempo, della Chiesa e della societa’ di oggi : dall’ingiustizia al mondo dei giovani ; dall’amore all’esigenza di una chiesa piu’ aperta al dialogo con il mondo fino alle domande di senso. Il tono è molto franco, diretto. La riflessione e l’esperienza sul presente sono lette in rapporto alla fragilita’ e alla precarieta’ portata dagli anni e dalla malattia.
“Un tempo – dice – avevo sogni sulla Chiesa. Una Chiesa che procede per la sua strada in povera’ e umilta’, una Chiesa che non dipende dai poteri di questo mondo. Sognavo che la diffidenza venisse estirpata. Una Chiesa che da’ spazio alle persone capaci di pensare in modo piu’ aperto. Una Chiesa che infonde coraggio, soprattutto a coloro che si sentono piccoli o peccatori. Sognavo una Chiesa giovane. Oggi non ho piu’ questi sogni. A settantacinque anni mi sono deciso a pregare per la Chiesa”.
Questo maggiore “realismo”, che potrebbe far pensare a un atteggiamento piu’ rinunciatario o disilluso, è nei fatti animato dal desiderio di prospettive ampie, che Dio stesso fonda e incoraggia. Infatti, “ Dio ci conduce fuori, nell’immensita’. Ci insegna a pensare in modo aperto”.
Ed è proprio il respiro grande, la stessa ampiezza della visione di Dio propria dell’approcio biblico, che suggerisce a Martini di vegliare sulla rigidita’ e le in autenticita’ che attribuiamo a Dio. “ Non puoi rendere Dio cattolico. Dio è al di la’ dei limiti e delle definzioni che noi stabiliamo”.
Nel rispondere ai giovani, Martini ha modo di ribadire una distinzione che ha a cuore da sempre : quella tra chi lavora col pensiero e chi sta “in balia degli eventi”.
“La generazione piu’ giovane verrebbe meno al suo dovere se con la sua spiglliatezza e con il suo idealismo indomito non sfidasse e criticasse i governanti, i responsabili e gli insegnanti. In tal modo fa progredire noi e soprattutto la Chiesa.”
Occorre poi lavorare per una nuova cultura della sessualita’ e della relazione. “ La dedizione – dice - è la chiave dell’amore : questo per me è fondamentale. L’essere umano è chiamato ad andare oltre se stesso. Ciò significa essere presente per gli altri e avere bisongo di loro. La dedizione, tuttavia, riguarda anche la trascendenza. Possiamo salire da un livello a un altro superirore. Nella dedizione di sé gli esseri umani si aprono a Dio. Nell’incontro fisico si tende verso questo traguardo. Guardare la meta è piu’ importante che domandarsi se sia permesso o se sia peccato. Soprattutto in queste problematiche profondamente umane, come sessualita’ o corporeita’, non si tratta di ricette, ma di percorsi che iniziano e proseguono con le persone “.
Siamo di fronte a pagine di grande intensita’. Una riflessione notturna che si spinge fin dove si può vedere o intuire la direzione del cammino. Allo stesso tempo, una grande passione, che ha l’umilta’ di chiedere e perfino di mendicare luce a pace “ Esiste un racconto indiano secondo il quale la vita si svolge in quattro fasi. Dapprima impariamo, poi insegniamo, poi ci ritiriamo e impariamo a tacere e nella quarta fase l’uomo impara a mendicare.
Gianguido Vecchi ( Giornalista )
Silvano Fausti ( Biblista )
Maria Cristina Bartolomei ( Teologa )
Gaetano Luguori
24 novembre, 2008
Manish, liberta' contro pregiudizio.
GUERRA TRA «INTOCCABILI» - L'omicidio è avvenuto giovedì a Patna, uno dei villaggi del poverissimo stato del Bihar, nell’est del Paese. La polizia – spiega alla Reuters il sovrintendente del distretto di Kaimur, Rajesh Kumar - ha arrestato sei uomini e sospeso un agente, incapace di impedire il massacro. Incapace di impedire che la madre del ragazzo, Lalit Devi, osservasse «inerme le ruote del treno che lo uccidevano, mentre chiedevo pietà», come la donna ha detto in caserma. Il ragazzino apparteneva ai Ravidas, una delle molte suddivisioni della casta dei Dalit, gli «intoccabili». Storicamente i Ravidas lavorano come conciatori – un’occupazione che in India, dove la mucca è animale sacro, viene considerata impura. Per questo, pur essendo come i Ravidas «intoccabili», i Dhobi – il gruppo cui appartiene la ragazza di cui Marish si era innamorato, gruppo storicamente dedito alla tintoria - sono una sottocasta superiore. Per questo una semplice lettera d’amore, spedita ad agosto ma scoperta pochi giorni fa dai genitori, è un affronto intollerabile. Da lavare col sangue.
LE CASTE - «La crudeltà di questo assalto ha destato un grande interesse, ma incidenti simili sono tutt’altro che rari», ha detto il sociologo Prakash Louis. Il sistema delle caste, infatti, continua a sopravvivere nella «più grande democrazia del mondo». E, pur senza valore giuridico, continua a dividere gli indù in quattro caste – i Bramini, o sacerdoti, i Kshatriya o guerrieri, i Vaishya, mercanti o contadini, e i Sudra, artigiani. Al di fuori del sistema restano gli «intoccabili», I Dalit. E nonostante le molte leggi approvate, dall’indipendenza dell’India, per cancellare le discriminazioni, poco è cambiato nella società. I pasti, le occupazioni, i luoghi di preghiera sono rigidamente separati. Sui siti di appuntamenti (come Shaadi.com) si può specificare a quale casta si appartiene. E anche nei cimiteri cattolici – una religione per cui le caste non esistono – le tombe sono raggruppate per casta.
LE ECCEZIONI - Gli episodi positivi – come quello di Rajeev Singh, 45 anni, della casta dei Vaishya, sposato da 18 anni con Anita Pharti, 42enne Dalit – sono un’eccezione. «Noi siamo stati fortunati» spiega Rajeev al Washington Post. Nonostante il matrimonio tra membri di caste diverse sia legale da 50 anni, e di recente sia incentivato dal governo con buoni da mille dollari, il numero di omicidi «d’onore» è cresciuto, rivela la All India Democratic Women’s Association. Sette i casi, solo nell’ultimo mese. «Questo indica che la nuova generazione sta lottando per la libertà di sposarsi fuori dalle caste» spiega Shashi Kiran, giudice nella Corte Suprema Indiana. Casi come quello di Shubash Chander, 57 anni, immigrato indiano a Chicago, che a gennaio ha ucciso figlia, genero e nipote «perché quel matrimonio era al di fuori dalle caste», testimoniano, dice Kiran, «che siamo una società che lotta ancora con il cambiamento». Una lotta che giovedì ha ucciso anche il piccolo Manish, con la sua lettera d’amore.
Articolo tratto dal corriere della sera
E' incredibile che ancora una volta sia stato necessario del sangue innocente per consentire ai cosidetti "giusti" di progredire. Il sangue di Manish non sara' invano. Un giorno, grazie al suo sacrificio, persone potranno liberamente sposarsi anche se appartenenti a caste diverse. Quel giorno il giovane Manish non sara' piu' ricordato dagli uomini....
17 novembre, 2008
TOM FREUND FEAT. BEN HARPER E JACKSON BROWNE
Tom Freund è un cantautore di una certa levatura, dotato di una voce particolare ed ispirata e di una bella scrittura. Il suo nuovo disco, prodotto da Ben Harper, con cui ha esordito nel lontano ’92, dovrebbe restituirgli quella fortuna che in quasi un ventennio di attività gli è mancata. La presenza di numerosi importanti musicisti, tra cui lo stesso Ben Harper e Jackson Browne, costituisce già di per sé un buon viatico.
- Tom Freund - Collapsible Plans Feat. Ben harper e Jackson Browne (Cantautore da scoprire!) Così ha scritto di lui Graham Parker: “Tom's songs fill me with an interesting mixture of yearning and melancholy that is somehow thoroughly uplifting at the same time. I get shivers down my spine on almost every tune. Along with Lucinda Williams, Freund is the best singer/songwriter operating today.”
Ricordiamo che il cd di Tom Freund può essere acquistato direttamente presso il negozio di cd on line
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Un cammino ancora lungo
Italia : Ragazze tenute come schiave sulla strada sotto il ricatto di riti woodo
Africa : Ancora vi sono paesi che quando nascono due gemelli uno viene ucciso perchè ritenuto espressione di uno spirito malvagio.
Italia : Persone che si rifanno a cristalli, magneti e altri metalli per "schermare" la propria casa da influessi negativi
E ultimo, proprio in questi tempi Africa :
Ancora orrende violenze contro gli albini in Africa. In Burundi una bambina di 6 anni e' stata uccisa e il suo corpo barbaramente smembrato. E' successo a Bugongo, villaggio a 220 chilometri a est dalla capitale del Burudni Bujumbura. Un gruppo di banditi armai e' entrato dentro la sua casa e, come riportato dall'amministratore locale Remi Sengiyumva, ha ucciso Cizanye (questo il nome della bambina)per poi decapitarla e amputarle le braccia e le gambe. Sempre in Burundi a settembre sono stati uccisi con le stesse modalita' un uomo e una ragazza, sempre albini. Episodi analoghi si sono registrati in Tanzania. Quello dell'assassinio degli albini in Africa sta diventando un vero problema: le autorita' locali hanno deciso di raggruppare la comunita' per proteggerla dagli attacchi dei fanatici della stregoneria. Gli organi degli albini infatti sono utilizzati in Africa per pozioni magiche che vengono vendute a peso d'oro.
Commento aggiunto da noi :
La superstizione è forse la forma piu' brutale di schiavitu' della nostra liberta'.
Dub Colossus – In A Town Called Addis
Dopo il grande successo di “Big Blue Ball”, presentiamo da casa Real World un disco dedicato alle varie sfaccettature della musica etiope. Una produzione che raccoglie i migliori musicisti della scena locale con la produzione di Dubulah, membro del gruppo inglese dei Temple Of Sound. Un album dove possiamo trovare il meglio degli anni d’oro “dell’ethiopian beat e jazz” combinato con lo stile reggae dei primi anni ’70 di gruppi come Abyssinians e Mighty Diamonds con un tocco di Sun Ra. “Dub Colossus” ci appare, ancora una volta, come una produzione trendy dove “Dub meets dreamy blues, hypnotic grooves, jazz piano and driving funk brass”.
- Dub Colossus – In A Town Called Addis (Un’imperdibile produzione Real World per chi ama la musica etiope)
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14 novembre, 2008
Prostituzione : Il modello svedese
Il poliziotto e il politico. Jonas Trolle, l'ispettore criminale a capo della squadra anti-racket più grande di Stoccolma e Kajsa Wahlberg, membro dell'Intelligence e responsabile dei rapporti con il Parlamento svedese sullo stato del traffico in Svezia, ci hanno spiegato il meccanismo di contrasto. Una ricetta che funziona, considerando che secondo le rilevazioni delle autorità ha visto calare la prostituzione nelle strade di Stoccolma fino alle 10-15 ragazze per notte, stimate in circa 50-60 prima dell'entrata in vigore della legge. I siti internet a Stoccolma sono ormai soltanto 3-4 e controllano un centinaio di ragazze, contro le circa 2.000 di capitali di dimensioni analoghe come Copenaghen o Oslo. Non mancano le intercettazioni in cui i trafficanti i trafficanti si lamentano dicendo che il mercato svedese è "troppo sfavorevole". E la gente? Gli svedesi interpellati non hanno dubbi: stiamo con le ragazze, contro chi compra.
"E' la cultura dell'eguaglianza di genere che può combattere la prostituzione", dice Jonas Trolle dalla piccola stanza dalla quale dirige le operazioni della fase di "pre-investigazione": infiltrazioni, pedinamenti, intercettazioni. Parola di poliziotto: "Se la società non prova a capire i meccanismi di discriminazione tra i sessi e se non riflette sul perché è importante aiutare queste donne e non le vede come vittime allora è ovvio che la legge non funzionerebbe".
In Svezia questa legge è stata sostenuta con forza: dal 1999, anno del varo, è stato verificato in 5 consultazioni popolari un consenso che oscilla tra il 75% e l'85%. "Sono loro, le persone - prosegue l'ispettore - la nostra prima fonte, perché se c'è qualche movimento sospetto in 5 minuti la società lo sa, quindi anche la polizia lo sa. La gente sa che le ragazze sono vittime".
E la "libertà di vendersi?" "Io stesso, nel 1999, ero contrario a questa legge", rivela l'ispettore, "perché non ne capivo il meccanismo e pensavo che se qualcuno vuol comprare e qualcun altro vendersi, in fin dei conti sono affari suoi. Ma oggi, dopo 10 anni di esperienza e di conoscenza diretta del fenomeno capisco che non è mai questione di libera scelta: dove c'è prostituzione, dietro c'è sempre il crimine organizzato, sempre".
Una legge che ha ben 30 anni di studi alle spalle. Kajsa Wahlberg, membro dell'Intelligence della polizia nazionale e incaricata dal Parlamento di un report annuale sulla prostituzione in Svezia, spiega che "moltissimi studi e ricerche condotte in Svezia tra i primi anni Settanta e fine degli anni Novanta hanno portato allo stesso risultato: tutte le donne svedesi che finivano per prostituirsi avevano subito abusi sessuali infantili da parte di padri, parenti o amici". E conclude: "Quando i ricercatori non hanno più avuto dubbi sulle correlazioni tra gli abusi sessuali e la prostituzione si è deciso di fare una scelta radicale, ed è nata la legge."
Perché funziona punire la domanda di sesso. "Il cliente è solo il primo anello di una lunga catena criminale e poiché, come prevede la legge, chiedere sesso è già un reato in sé - spiega l'ispettore Trolle - prendere i clienti è semplice e consente di costruire una prova solida contro il trafficante". Basta che i clienti siano in aula, insomma, e sei a metà dell'opera. "Per il tribunale - prosegue l'ispettore - la sola presenza dei clienti in aula è sufficiente a provare che è stato commesso un reato e questo è determinante per stabilire la connessione con il trafficante o lo sfruttatore".
"Sei un criminale". Il senso della legge è quello di includere il compratore nella filiera criminale. Spiega Trolle: "Noi informiamo i clienti che stanno aiutando il crimine organizzato e distruggendo una giovane vita. Poi gli inviamo a casa una lettera della polizia in cui si informa del reato commesso, la moglie chiederà spiegazioni: in Svezia essere qualificati come compratori di sesso è una vergogna profonda, e questo è molto efficace". E per il "compratore" è solo l'inizio. "Li pediniamo, li intercettiamo, facciamo fotografie e prendiamo le loro targhe, dopo circa 6 mesi li chiamiamo in Tribunale a testimoniare e li facciamo sedere accanto agli sfruttatori e ai trafficanti: solo così possono rendersi conto di far parte di una rete criminale".
Parlano le prostitute. "Non si può più lavorare! Se qualcuno si ferma a chiedere l'ora, si fa due ore in centrale, maledetta polizia!". E' livida di rabbia Hulda, una prostituta svedese che ha passato i 50, che si lamenta: "Ormai tutti, clienti e ragazze, sono emigrati nei paesi vicini, soprattutto in Norvegia, qui è diventato troppo complicato, io non lavoro quasi più!". Sara è ungherese e ha vent'anni, almeno così dice: "I poliziotti sono sempre gentili, mi chiedono se va tutto bene, se qualcuno mi da fastidio". Certo, fa freddo e si lavora poco, ammette Sara. Ma almeno non è come in Italia, dove ha lavorato per tre mesi in un piccolo paese vicino Roma: "In Italia ogni sera mi chiedevano i documenti e mi dicevano 'vattene, torna a casa tua'".
Le critiche al modello svedese. Forse non le vedi, ma si sono spostate nelle case, e ci arrivi tramite internet. Favorire lo spostamento al chiuso, dove è meno controllabile: è la critica che è sempre stata mossa agli svedesi. Ma "se il cliente può, allora la polizia può" - ribatte Trolle. "Abbiamo scelto di colpire il marketing, arrivare al compratore è facile, se il modo lo trova lui, figuriamoci se non lo troviamo noi". Internet è la nuova frontiere della compra-vendita di sesso. "Certo, ammette l'investigatore, non possiamo controllare tutti i siti né bloccare i server che si trovano all'estero, ma adesso ci risulta che a Stoccolma sono rimasti solo 3-4 siti che gestiscono un centinaio di ragazze". Poca roba in confronto alle altre capitali europee, come Oslo o Copenaghen, dove si torna a parlare di migliaia di ragazze e un numero di siti di cui le polizie hanno perso il controllo.
A scuola dai vichinghi. "I colleghi tedeschi ci dicevano che eravamo dei pazzi", racconta Wahlberg, "oggi vengono da noi per cercare di capire come lavoriamo, siamo pieni di fascicoli di registrazioni in cui i trafficanti ammettono che quello svedese è un mercato troppo sfavorevole". Infatti prostitute e clienti sono emigrati verso la vicina Norvegia, mandando in tilt la polizia locale, che ha registrato più di 600 nuove entrate nel solo mese di settembre, come spiega Esohe Agathise, giurista e consulente per le nazioni Unite: "Entro la fine del 2008 il Parlamento norvegese voterà una legge analoga a quella che c'è adesso in Svezia, le due polizie collaborano da ormai oltre due anni e c'è un clima di grande aspettativa, anche chi era contrario si è convinto: è quasi scontato che la legge passerà".
Gunilla Ekberg ha curato il disegno di legge svedese nel 1999 per il Parlamento e ora dirige il Catw (The Coalition Against Trafficking in Women International), la più grande Ong al mondo contro la tratta: "Me lo lasci dire, sono letteralmente sconvolta e spaventata dalla direzione presa dall'Italia: punire le ragazze le farà scappare dalla polizia, non collaboreranno più, per voi prendere i criminali diventerà impossibile".
Ps : Don Benzi lo ha sempre affermato che per colpire il traffico e liberare le ragazze occorreva colpire il Cliente. Eppure lo hanno sempre deriso... ora arrivano dalla Norvegia e sembrano ( giustamente ) parole sante.
Italia, pensa e valorizza le tue risorse invece di fare la caprona !!!
07 novembre, 2008
Un'eredita' importante per una nuova ripartenza.
Quarant'anni dopo ancora Chicago e ancora stessa volonta' di cambiare il mondo. Nuova ripartenza o nuovo tradimento ?