18 novembre, 2009

90.000.000 di turisti del sesso in un solo anno..... Questa è umanita' ?

Noï ha vent'anni e una farfalla nera sulla scapola sinistra. Lavora la sera in un bar di Bangkok. Scrive male in inglese e allora, per mantenere la corrispondenza virtuale con i suoi cinque clienti regolari (e reali) che vivono lontano dalla Thailandia, si fa aiutare da un'anziana signora. «Mi manchi darling, quando torni a vedermi?» è il messaggio-tipo. All'aeroporto aspetta uno di questi clienti, un inglese assai robusto con dei dragoni tatuati sull'avambraccio. Trascorrerà due settimane in Thailandia. Una con Noï e un'altra «per esplorare, questa è la libertà». Irina è esile e slanciata. È moldava. È stata sequestrata per un mese e mezzo in un bordello turco, venduta e rivenduta, trattata «come una bestia selvaggia». Poi è riuscita a scappare. Christophe è un avvocato di 42 anni, è sposato e ha tre figli. Viaggia spesso per lavoro e a volte non trascorre che quattro-cinque ore nella stessa città. Bastano però per fare anche sesso, visto che Christophe si informa via internet prima di partire. «Le straniere sono più affettuose delle francesi e poi c'è il gusto della trasgressione...». Christophe, Irina e Noï. Volti e storie di un fenomeno che si espande a dismisura, quello del traffico sessuale, al quale Le Nouvel Observateurdedica un ampio reportage.

IL BOOM - Solo nel 2008, secondo le stime dell'Organizzazione Mondiale del Turismo, novanta milioni di viaggiatori (il 10 per cento del totale) hanno scelto la loro meta turistica in funzione dell'offerta sessuale. Pochi gli arresti e le condanne, se si guarda al numero dei soggetti coinvolti e in generale alle dimensioni del fenomeno. La prostituzione e il traffico di essere esseri umani contano tra i 2,5 e i 4 milioni di vittime, e l'80% sono donne e bambini.

LA THAILANDIA - La miseria dei luoghi preferiti dai turisti sessuali, Sud-Est asiatico e Paesi Baltici in primis, è una inesauribile scusa, scrive Le Nouvel Observateur. «Donando qualche dollaro, permetterete alle ragazzine di far vivere tre persone della loro famiglia» si legge su un sito dedicato alla Thailandia. Nel Paese dove il sesso resta una locomotiva economica, ma dove la legge dal 1960 vieta la prostituzione, ci sono almeno 2,5-3 milioni di persone che più o meno occasionalmente vendono il loro corpo e le vittime di traffico sessuale sono ogni anno almeno 80 mila, 10 mila i minori. Quel milione di turisti del sesso che ogni anno sceglie la Thailandia lo fa perché si tratta di una «meta facile, anonima, senza rischi e poca cara» spiega poi un esperto.

SERVONO POLITICHE COMUNI - Ma il reportage del magazine francese non si limita al «supermercato thailandese», esplorando anche la «filiera moldava» e più in generale il ruolo di crocevia del traffico sessuale che svolge l'Europa. «Il mercato del sesso lo controllano soprattutto bulgari, nigeriani e camerunensi, i sudamericani si fanno valere in Spagna e i turchi in Germania» spiega Jean-Marc Souvira, direttore dell'Ufficio centrale di repressione della tratta degli esseri umani (Ocrteh). «Esistono - prosegue Souvira - tre tipi di prostituzione: quella, visibile, della strada, quella degli hotel, più discreta, e poi quella della pseudo-agenzie di modelle che reclutano giovani donne attraverso falsi concorsi di bellezza». Nel Vecchio Continente, sottolinea Nouvel Observateur, si fa sempre più impellente la necessità di adottare politiche comuni contro la tratta di essere umani. «Gli strumenti di cooperazione tra le polizie dei vari Paesi, come il mandato di arresto europeo, esistono, ma inciampano sulle diverse legislazioni nazionali» è l'amara considerazione di Souvira.

09 ottobre, 2009

Il Giovane Gambero di G. Rodari

Un giovane gambero pensò: - Perché nelle mia famiglia tutti camminano all’indietro? Voglio imparare a camminare in avanti, come le rane, e mi caschi la coda se non ci riesco. –
Cominciò a esercitarsi di nascosto, tra i sassi del ruscello natio, e i primi giorni l’impresa gli costava moltissima fatica: Urtava dappertutto, si ammaccava la corazza e si schiacciava una zampa con l’altra. Ma un po’ alla volta le cose andarono meglio, perché tutto si può imparare, se si vuole.
Quando fu ben sicuro di sé, si presentò alla sua famiglia e disse: - State a vedere.- E fece una magnifica corsetta in avanti.
- Figlio mio,- scoppiò a piangere la madre, - ti ha dato di volta il cervello? Torna in te, cammina come i tuoi fratelli che ti vogliono tanto bene.
- I suoi fratelli però non facevano che sghignazzare.
Il padre lo stette a guardare severamente per un pezzo, poi disse : - Basta così. Se vuoi restare con noi, cammina come gli altri gamberi. Se vuoi fare di testa tua , il ruscello è grande : vattene e non tornare più indietro.-
Il bravo gamberetto voleva bene ai suoi, ma era troppo sicuro di essere nel giusto per avere dei dubbi: abbracciò la madre, salutò il padre e i fratelli e si avviò per il mondo.
Il suo passaggio destò subito la sorpresa di un crocchio di rane che da brave comari si erano radunate a far quattro chiacchiere intorno a una foglia di ninfea.
- Il mondo va a rovescio, - disse una rana, - guardate quel gambero e datemi torto, se potete.-
- Non c’è più rispetto, - disse un’altra rana.
- Ohibò ohibò, -disse un terza.
Ma il gamberetto proseguì diritto, è proprio il caso di dirlo, per la sua strada. A un certo punto si sentì chiamare da un vecchio gamberone dall’espressione malinconica che se ne stava tutto solo accanto ad un sasso. – Buon giorno, - disse il giovane gambero.
Il vecchio lo osservò a lungo, poi disse: - Cosa credi di fare? Anch’io, quando ero giovane, pensavo di insegnare ai gamberi a camminare in avanti. Ed ecco cosa ci ho guadagnato: vivo tutto solo, e la gente si mozzerebbe la lingua, piuttosto che rivolgermi la parola: Fin che sei in tempo, da’ retta a me: rassegnati a fare come gli altri e un giorno mi ringrazierai del consiglio.-
Il giovane gambero non sapeva cosa rispondere e stette zitto. Ma dentro di sé pensava:
- Ho ragione io.-
E salutato gentilmente il vecchio riprese fieramente il suo cammino.
Andrà lontano? Farà fortuna? Raddrizzerà tutte le cose storte di questo mondo? Noi non lo sappiamo, perché egli sta ancora marciando con il coraggio e la decisione del primo giorno. Possiamo solo augurargli, di tutto cuore: - Buon viaggio! –

28 settembre, 2009

Lettera Aperta a Woody Allen



Scrivere una lettera ad uno dei piu' grandi registi ( e oserei dire menti ) del nostro tempo non è facile ed è per questo che la scrivo in Italiano, cosi' avrò la certezza che uno dei piu' grandi registi ( e menti ) del nostro tempo non la leggera' mai evitandone gli insulti.

Però prima di iniziare a battere sui tasti della tastiera occorre togliere alcuni dubbi.

Per prima cosa mi piacciono i tuoi film, Woody, dalle sceneggiature fino all'uso della telecamera.

Seconda cosa amo il tuo modo di fare cinema. Attraverso l'ironia e la leggerezza si può intravedere il tuo essere, la visione che hai della vita, l' esperienza che ci racconti attraverso la telecamera che da mezzo di finzione diventa strumento di rappresentazione del tuo essere piu' vero.


Infine anch'io amo la musica e la fotografia, proprio come TE

Però non è di questo che vorrei parlare con te , Woody. Non mi interessa neanche approfondire se siamo frutto del caso o di un "arredatore gay" ne tantomeno scoprire l'essenza dell'amore tra uomo o donna, di come lo percepiamo e viviamo, di come influenzi le nostre scelte quotidiane, di quanto possa portarci alla vita per poi distruggerci per farci ancora rinascere... in un ciclo infinito, purchè funzioni.

Non sono in grado di poter parlare di tutto questo perchè non ne so abbastanza.

Vorrei invece scriverti per la tua battuta, quando vai a trovare la medium in ospedale, sull'incontro tra George e Clarence.

Davanti al pensiero che la nostra vita è un mistero non scrutabile ma che nulla di ciò che esiste sarebbe tale se ognuno di noi non avesse partecipato all'arredo totale tu contrapponi il fatto che si tifi per George per il bene che ha fatto. Se George avesse dimenticato una sigaretta accesa prima di addormentarsi causando un incendio dove fossero morti bambini e anziani, sarebbe ancora cosi' preziosa per noi la sua vita ?

La mia risposta è Si, lo sarebbe.

Se riguardo il film sin dall'inizio mi piace soffermarmi sulle scene che antecedono il ponte per capire come "La Vita è meravigliosa" non sia il solito film banale sulla bonta' umana ma una drammatica riflessione sul mistero di esistere.

Il punto centrale del film è che George vuole buttarsi dal ponte perchè ha fatto del male ( magari inconsapevole ), ma pur sempre del male alle persone che amava. George non accettava il male nella sua vita, voleva essere solo bene, compiere buone azioni, aiutare il prossimo. Ma la vita è piu' grande di lui, il male esiste e prima o poi noi tutti ne siamo toccati. George non lo voleva e quando gli è capitato non lo ha accettato sicuro che piuttosto che far del male è meglio non esistere. George è convinto che è meglio morire piuttosto che essere causa di male per gli altri.

L'incontro con Clarence non fa altro che ricordagli l'unicita' della sua vita, di come, nonostante il male, senza di lui quanto bene non avrebbe avuto modo di esistere?

La vita non è "meravigliosa" perchè tutta facile facile e a lieto fine ( basta guardarsi intorno per capire l'assurdita' di questa affermazione ); Clarence ha semplicemente ricordato a George che nonostante la sua piccolezza lui era unico per tutte le persone che ha incontrato e con cui ha vissuto ; che il mondo non sarebbe mai stato uguale senza di lui.

Ed allora ecco che la vita è "meravigliosa" nonostante i nostri limiti perchè è meraviglioso Vivere con e per gli altri accettando anche la parte piu' brutta di noi ( sbagli, debolezze e quant'altro ) per far uscire quella piu ' bella e vera. Se non siamo in grado di accettare ( e naturalmente combattere ) il male che scaturisce da noi allora non potremo mai fare neanche del bene.

E allora la vita è Meravigliosa non purchè funzioni ma purchè la si viva. Che è quello che alla fine ha fatto, nonostante le sue manie, il tuo personaggio.

Ciao Woody, sei uno dei miei registi preferiti perchè vero e perchè so che quando parlo ai tuoi film parlo con qualcosa di genuino per quanto molto diverso da me.
Alla prossima.

Ps : Che nessuno si azzardi a tradurre in Inglese questa lettera.

03 agosto, 2009

«I dischi? Cambiamo mestiere...»

Buscemi Dischi è l'insegna notissima del negozio pilota della discografia milanese. Da corso Magenta le sue vetrine girano in via Buttinone e in via Terraggio ed espongono cd di musica classica e contemporanea, jazz, blues, pop e rock: in pratica, tutti i suoni registrati di ieri e di oggi. Il momento attuale è tutt'altro che favorevole: alla crisi economica generale si aggiunge una recessione specifica del settore. Per questo ne parliamo con il titolare Mario Buscemi: il quale cerca di non lamentarsi e perfino di scherzare, ma ammette che nei quarant'anni di lavoro dell'esercizio, simili guai non si erano mai visti.
Eppure - tentiamo di obiettare - i giornalisti musicali non hanno mai ricevuto tanti dischi nuovi in promozione come ora. A volte non riescono nemmeno ad ascoltarli con la dovuta attenzione. Come lo spiega?
«I musicisti giovani, compresi quelli poco dotati, fanno carte false per avere un cd a proprio nome, e di solito ci riescono perché il costo ormai non è elevato. Credono che un disco sia fondamentale per farsi un nome, mentre si tratta di una leggenda sempre più sfatata, date le circostanze. Le crisi non mancano mai di avere delle contraddizioni. Ma se lei va in qualche grande emporio dove vendono libri, dischi e altro, non mancherà di notare delle grosse ceste piene di cd “in promozione”, dicono. In realtà sono in eliminazione, roba da buttare messa lì a tre o quattro euro, cioè a niente. Se un cliente cercasse di scartabellarli per davvero, non ce la farebbe. Sono mucchi di centinaia di pezzi».
Quando è iniziata la crisi del disco?
La risposta è sorprendente. «Diciamo pure nel 1998, più di dieci anni fa. I ragazzi hanno cominciato allora a scaricare brani singoli di popular music da internet e ad approfittare di vendite convenienti per corrispondenza. I cultori della musica accademica sono rimasti invece abbastanza fedeli ai cd e ai box, mentre i jazzofili hanno risentito della mancanza sempre maggiore, per naturale estinzione, dei grandi maestri ai quali erano abituati e si sono collocati, per così dire, in una posizione intermedia. Il cd come supporto è destinato a finire e non vedo da quale altro supporto possa essere sostituito. Vuole qualche percentuale? In un decennio le vendite si sono dimezzate, già prima che arrivasse la crisi generale, e dall'anno scorso a oggi c'è stato un ulteriore calo del 15%. È comprensibile perciò che grandi organizzazioni ad hoc, in America e altrove, siano saltate in aria. In Italia ci attendono giorni grami perché, sarebbe inutile negarlo, siamo un paese “analfamusico” per mille ragioni (la musica che non si insegna nelle scuole, per dirne una) e gli appassionati della buona musica sono persone di nicchia».
Come reagiscono le case discografiche?
«Inventano di tutto, come si può immaginare. Ripropongono i dischi migliori del passato in confezioni nuove, offrono collezioni eccellenti a prezzi stracciati, sono attente come non mai agli anniversari e cercano nuovi interpreti. Nel jazz celebrano addirittura, per esempio, i trentennali o i cinquantennali dei dischi storici incisi da personaggi come Benny Goodman, Charles Mingus, Miles Davis, Dave Brubeck ed altri di questo spessore».
E voi rivenditori?
«Abbiamo varie possibilità - si fa per dire - nessuna delle quali è allegra. La più radicale è quella di cambiare mestiere. Si può resistere aprendo un sito internet e vendere per corrispondenza. Noi, per ora, abbiamo messo negli scaffali anche i dvd cinematografici, abbiamo un settore di dischi storici a basso prezzo e un altro di lp singoli e box di vinile puro. Sappiamo di essere un negozio importante, frequentato molto e bene, perciò ci difendiamo come possiamo e teniamo le orecchie e gli occhi aperti».
E gli altri, cioè i negozi più piccoli?
«Mi imbarazza un po' parlarne. Finora non ho visto tracolli come è successo per alcune librerie, ma so bene che qualche concorrente o collega, non so che termine scegliere, oltre ai guai appena visti ha anche quello di affitti assurdi. Ha chiuso da poco una bella rivendita di via Vincenzo Monti, il Black Saint, però credo che il motivo dell'abbandono sia dovuto alla sua specializzazione esclusiva nel jazz, molto brillante ma forse oggi diventata insostenibile. La verità è che camminiamo su un filo... Speriamo bene».

Si vuole ringraziare "Il Giornale" per l'articolo.

Nota di chi scrive : Il momento è veramente difficile per chi in questo momento decide di "vendere dischi". Purtroppo non è facile in un mondo caotico e senza tempo x se far capire la bellezza dell'ascoltar ( e non solo ) sentire la musica. Però è anche vero che occorre "ascoltare" le esigenze del pubblico e sembra ormai sempre piu' urgente affiancare ad un "ascolto" di qualita' quale il cd è in grado di dare un supporto in grado di essere usufruito nei diversi momenti che oggi la societa' di concede di usufruire musica ( pausa pranzo, metro, macchina, durante l'esercizio fisico etc etc ). Tema su cui lo stesso sottoscritto sta riflettendo....

28 luglio, 2009

Major sempre piu' in alto mare per arginare una crisi che ribadiamo non è di vendite ma di interesse !!!

Computer, televisori e telefoni­ni diventano un juke-box vir­tuale, collegato a canzoni da ascoltare — gratuitamente — ogni volta che si vuole. La nuova frontiera della musica di­gitale si chiama streaming : è legale e a costo zero (per i consumatori). Sca­ricare le melodie preferite da Internet per poi trascinarle su cd sta diventan­do un sistema vetusto, soprattutto fra gli adolescenti: è cambiata la cul­tura del possesso. Vinili e cd sono og­getti da collezionisti. Non si acquista più un album a occhi chiusi ma si va in negozio (forse) soltanto dopo aver­lo ascoltato più di una volta: su Inter­net, connettendosi con il computer di casa o dell’ufficio, o con il telefoni­no. E poi si condivide l’emozione o la scoperta creando una playlist e met­tendo il file su Facebook o Twitter.

Passato l’entusiasmo si cancella la canzone e se ne ascolta un’altra. È il trionfo della musica usa e get­ta. Portabandiera di questa rivoluzio­ne musicale sono i siti YouTube (per i video), MySpace e, ultimo arrivato, Spotify che assomiglierebbe al nego­zio online iTunes «se la Apple deci­desse di offrire tutto gratis». Spotify ha sviluppato un’applicazione per consentire a chi possiede un iPhone di accedere ai suoi servizi, ma ancora non ha ricevuto l’approvazione della Apple che, invece, sta collaborando con Emi, Sony, Warner e Universal per rilanciare le vendite di album su iTunes Store. Lo ha rivelato il Finan­cial Times annunciando che il proget­to si chiamerà «Cocktail»: gli ingre­dienti sono una serie di contenuti ag­giuntivi — libretti interattivi, video­clip, fotografie e testi delle canzoni — da accompagnare alla vendita del­l’album. Il progetto, che dovrebbe concretizzarsi a settembre, punta a in­centivare l’acquisto di interi album (e non di singole canzoni) via Internet. Diversa la strategia del colosso in­formatico Microsoft. Peter Bale, exe­cutive producer di Msn, il portale del­l’azienda di Redmond, ha rivelato l’imminente lancio di un servizio stre­aming . Finora erano le stelle del pop e del rock che sui loro siti (o sulle pa­gine web di quotidiani e riviste spe­cializzate) facevano ascoltare le nuo­ve canzoni. A ottobre 2008 è arrivato Spotify che, gratuitamente, mette a disposizione un archivio di quattro milioni di brani. Finora ha accumula­to 2 milioni di utenti.

Funziona così: si digita il titolo di una canzone o di un artista, una volta trovato si può ascoltare liberamente. «Il nostro sogno — c’è scritto sul sito — è permettere alle persone di sentire quello che vogliono, sempre e ovunque». Non si paga una sterlina per accedere a Spotify che si finanzia con la pubblicità: trenta secondi di spot seguono l’ascolto di una mancia­ta di canzoni. Chi non volesse sotto­porsi al bombardamento pubblicita­rio può scegliere la versione «pre­mium » con una sottoscrizione mensi­le di 9.99 sterline (circa 12 euro). Ci sono rockstar ancora sorde alle poten­zialità di Spotify, che paga le royalties e consente agli artisti e alle label un controllo costante sulla tutela del copyright. Impossibile, per ora, trova­re registrazioni di Metallica, Beatles, Pink Floyd, AC/DC e Led Zeppelin, fra gli altri. Ma non è l’unico punto debo­le: Spotify, a causa di accordi com­merciali con le major discografiche ancora da definire, è disponibile in Gran Bretagna e in pochi altri Paesi europei (l’Italia non è inclusa). Sta cercando di espandersi, non senza difficoltà.

Pare che l’industria disco­grafica americana abbia chiesto delle cifre esorbitanti per permettere a Spo­tify di offrire i propri servizi anche ne­gli States. Ma è possibile ovviato al problema. Farhad Manjoo, della rivi­sta online Slate , si è collegato al sito utilizzando un proxy server, «un mo­do per ingannare il servizio e indurlo a pensare che vivo vicino al Big Ben, piuttosto che a San Francisco». Mis­sione compiuta. E il giornalista ha po­tuto accedere a un archivio da favola, dove non si trovano soltanto le hit da classifica, ma anche rarità. Un esem­pio? Il demo di Spank Thru , del 1985, l’unica registrazione dello sconosciu­to Kurt Cobain prima che il profeta del grunge rock raggiungesse il suc­cesso con i Nirvana. Spotify non è stato il primo, nel 2001 era stato lanciato Rhapsody con un archivio di milioni di brani ma non era gratis, costava 12.99 dollari al mese. Che sia in atto una rivoluzio­ne musicale si riscontra nelle ricer­che di mercato. In un sondaggio della società «The Leading Question» effettuato su mil­le britannici, il 65% degli adolescenti (14-18 anni) ha dichiarato di dedicar­si allo streaming , e il 31% ogni gior­no ascolta musica dal computer colle­gandosi a siti dedicati. Nell’indagine meno di un terzo dei ragazzi dichiara di scaricare illegalmente la musica: il 26% a gennaio del 2009, ma nel 2007 erano il 42%.

Lo scambio di file che non rispetta il diritto d’autore per Paul Brindley, analista di Music Ally, «sta cambiando pelle e sia il governo che le major devono capirlo. Sta per essere rimpiazzato da altri mezzi di accesso alla musica gratuita. Alcuni sono autorizzati, molti altri non lo so­no e altri ancora si trovano in una ter­ra di mezzo. I ragazzi giudicano servi­zi come YouTube molto più adatti del filesharing tradizionale per scovare novità e rarità. Ma lo stesso YouTube potrebbe diventare un mezzo illegale di diffusione qualora si riesca a 'rapi­nare' il materiale protetto da copyri­ght ». Anche gli italiani mostrano una ve­ra passione per il video sharing e il social network musicale. I dati raccol­ti da Forrester Research per la Fimi (Federazione Industria Musicale Ita­liana) dicono che lo streaming di vi­deo musicali da YouTube rappresen­ta il 34% del consumo di musica onli­ne degli utenti italiani di Internet e supera la media europea che è del 30,7%. Lo streaming video è superio­re al filesharing che si ferma al 23% e al download di brani legali che è infe­riore al 10%. Gli italiani dominano in Europa anche per la frequentazione dei siti di social network legati agli ar­tisti, in particolare su Facebook, con il 27,7% contro la media europea del 14,5%. È però ancora basso l’audio streaming : soltanto il 6,8%, mentre la media europea è del 12,8%. Il motivo di questo arretramento è per lo più la mancanza, per il momento, di servizi come Spotify che siano attivi anche nel nostro Paese.. La Rete offre servizi differenziati per esigenze ed età diverse. E la musi­ca digitale diventa sempre più prota­gonista. Secondo i dati di mercato raccolti da Deloitte il fatturato dal download di singoli brani in Italia è cresciuto del 32% e degli album onli­ne del 24%. Complessivamente il fat­turato dal digitale in Italia nel primo trimestre del 2009 è cresciuto del 30% con oltre 4,6 milioni di euro (dei quali 2,8 da Internet). E anche se lo streaming spesso non porta all’acqui­sto di cd, può indurre le persone a in­vestire i soldi in altri business legati alla musica. Steve Purdham, ceo e fondatore di We7 (negozio digitale che consente anche lo streaming , visi­tato da due milioni di clienti ogni me­se), ha raccontato al Guardian : « Pos­sono anche non acquistare un disco ma tu gli puoi sempre vendere i bi­glietti per i concerti e le magliette del­la loro band preferita».

Tratto dal corriere della sera

Nota di chi scrive : Stufo di dirlo. Per fortuna la "musica adolescenziale" non è piu' un affare. Gli adolescenti preferiscono bere birra, giocare alla playstation e, speriamo, tirare quattro calci al pallone vero e non virtuale... Quindi è finita quella immensa miniera d'oro di falsi cantanti ( la cui promozioni costa parecchi eurini dal momento che occorre un grande sforzo x inculcare che un incapace è un genio ) che hanno fatto la fortuna dagli anni 80 in poi delle major.... Ora la gente compra ciò che vale la pena ascoltare.... Quindi l'ascolto ridiventa protagonista nella vendita e qui la major non sanno proprio come fare....
Ps
Continuate a vendere magliette che è un affare.... Le fate fare ai bimbi cinesi a 50 centesimi, li vendete a una trentina di euro e intanto i vostri cantanti sbraitano contro fame e sfruttamento......

18 luglio, 2009

Povero Gesu' Cristo....

MILANO - «Mentre papà segna gol, noi schiacceremo la testa al diavolo». Un annuncio che potrebbe benissimo uscire dalla bocca di Ned Flanders, il religiosissimo vicino di casa di Homer Simpson. Invece a pronunciare queste parole è stata Caroline, moglie dell'ex fuoriclasse milanista Kakà oggi in forza al Real Madrid, che diventata «pastora» ha deciso di aprire un tempio della setta evangelica «Renascer em Cristo» nella capitale spagnola. E che su YouTube ha già postato il video in cui annuncia la sua nuova missione.


«UN SEGNO DI DIO» - Con il figlioletto Luca in braccio, Caroline ha spiegato quello che intende fare. «Ci sono vite che hanno bisogno della nostra testimonianza», ha detto la signora Kakà. Che poi ha parlato della necessità di mantenere la verginità fino al matrimonio: «Avevo fatto l'alleanza con il Signore, che mi aveva convinto in spirito a sposarmi vergine - dice la bella Caroline -. All'inizio dell'innamoramento con Kakà, ho pensato che per la mia decisione avrebbe finito per mollarmi. Allora gli ho detto chiaramente che volevo restare vergine fino al matrimonio». Secondo la moglie, Kakà si sarebbe emozionato e avrebbe risposto: «Era il segnale che avevo chiesto al Signore». Secondo Caroline, nel clamoroso passaggio del marito al Real c'è un altro un segno divino. «Come può qualcuno, in questo periodo di crisi, avere tanti soldi - si chiede -? Dio ha messo questo denaro nelle mani del Real per ingaggiare Kakà e noi potremo aprire una chiesa a Madrid, ci sono persone che devono sentire la nostra parola».

LA NOMINA DI CAROLINE - I due fondatori della Renascer, Sonia Hernandes e il marito Estevam, erano stati arrestati nel 2007 negli Stati Uniti per esportazione illegale di valuta, e sono ricercati in Brasile per evasione fiscale. La nomina di Caroline a «pastora» della setta è stata annunciata la stessa Hernandes in uno dei filmati ora visibili in rete.

Tratto dal Corriere.

Pensiiero di chi scrive questo blog : La frase che piu' mi importa è la correlazione, purtroppo non nuova nella cultura, tra Dio, soldi e fama. Ricordiamoci che Gesu' è nato in una mangiatoia per essere "mangiato" da tutti gli uomini ed è morto in "mutande" su una croce.... Che Dio non abbia amata abbastanza suo figlio da concedergli quei privilegi che noi oggi consideriamo segni della sua benevolenza ?
Ma ???

27 maggio, 2009

Enrico Rava - L'opera Va'




Dalla francese Label Bleu, tornano in stock alcuni classici del jazz italiano che hanno contribuito a far grande questa label transalpina. Titoli, da anni introvabili, tornano disponibili a prezzi accessibili per la gioia di collezionisti ed appassionati del jazz Made in Italy e non solo.

- Enrico Rava – Carmen Il celebre disco ispirato all’opera di Bizet con gli arrangiamenti di Bruno Tommaso, e con la partecipazione di Gianluigi Trovesi, Hans Bennink, Michel Godard.

- Enrico Rava – L’Opera Va Altra “opera” ispirata all’opera di Rava. Feat. Battista Lena, Palle Danielsson, Richard Galliano, Bruno Tommaso. - Quatre – Earthcake Straordinario e storico quartetto con Rava, D’Andrea, Daniel Humair e Miroslav Vitous.

- Palatino – First Album Il celebre quartetto di Paolo Fresu con Michel Benita, contrabbasso, Aldo Romano, batteria e Glenn Ferris, trombone.

- Palatino – Tempo Il celebre quartetto di Paolo Fresu con Michel Benita, contrabbasso, Aldo Romano, batteria e Glenn Ferris, trombone.

- Barbara Casini & Enrico Rava – Vento Attesissimo rientro in stock!!