26 giugno, 2007

Mario Biondi al Festival Di Villa Arconati

E, si, siamo emozionati. Questa sera, fortuna, tempo e polizia locale permettendo conosceremo Mario Biondi e potremo fargli un bel po' di domande sul "suo" fenomeno musicale. Per ora ci limitiamo a proporvi il suo fantastico sound e ad elogiare le manifestazioni come quella di Villa Arconati che in tutta italia aiutano a promuovere la musica che noi amiamo e supportiamo. C’è da rimanere colpiti dalla profondità e dal fervore della sua voce, che ricorda i grandi della musica soul e del rhythm and blues. Molti penseranno si tratti di un cantante nero. Invece Mario è bianco e siciliano di Catania. Dopo la prima collaborazione tra la Schema, Mario Biondi e il produttore Alessandro Magnanini, che nel 2004 danno vita alla pubblicazione a nome di Was-A-Bee del singolo “This Is What You Are / On A Clear Day”, “Handful of Soul” è un album che spazia tra sonorità pop jazz e soul. Il risultato è un disco molto accattivante, che passa da suadenti melodie vocali a brani ritmicamente più inclini al ballo.



MARIO E I BRANI

Non è stato semplice scegliere un repertorio consono alla sua voce, che non lo snaturasse, che ne potesse mettere in evidenza la profonda timbrica, ma che allo stesso tempo potesse comunque rappresentare le scelte artistiche e la linea di condotta musicale della Schema. L’amore per il Rhythm & Blues ed il Soul, stili musicali che Mario apprezza particolarmente, gli fanno amare alcuni artisti rappresentativi dell’universo della black music, passato ed attuale, come gli Earth Wind & Fire, Luther Vandross, Lou Rawls, Aretha Franklin, Erykah Badu, Will Downing. Quando il produttore Luciano Cantone e Mario valutarono insieme il repertorio da eseguire, Mario dubitava di riuscire ad eseguire stilisticamente alcuni standard del repertorio classico americano come “Slow Hot Wind” e “On A Clear Day”, oppure “A Handful Of Soul”, ma ne rimase successivamente sorpreso. Questo ispirò lui e gli altri autori alla stesura dell’inedito “Gig”, di chiara matrice americana alla Cole Porter. In questi anni Mario collabora con Alessandro Magnanini (Was-A-Bee), musicista poliedrico ed eccellente arrangiatore. Con Alessandro, Mario scrive due autentiche perle “No Mercy For Me” e “This Is What You Are”. Quest’ultimo, pubblicato su singolo e licenziato per varie compilation, riscuote parecchio successo. In U.K. il singolo è nella top heavy rotation del programma di Norman Jay in onda sulla Bbc Radio. In Italia viene massicciamente programmato da RMC e successivamente diventa la colonna sonora dell’omonimo spot Tv. Altro brano inedito è “Never Die”, scritto da Marco Bianchi, prodotto sulla scia di “This is What You Are”. Un evidente omaggio al rock-blues, al soul-blues ed al rhythm’n’blues è quello espresso da “I Can’t Keep From Crying Sometime” di Al Kooper, un ¾ sulla scia di Deindre Wilson Tabac, “I’m Her Daddy” di Bill Withers e “No Trouble on The Mountain” di L.C Cook. Interessante la versione di “O Child Runs Free” una bossa moderna in perfetto stile Schema, come anche la samba “Rio De Janeiro Blue”.

HIGH FIVE QUINTET

Quando Luciano Cantone propone a Fabrizio Bosso di arrangiare ed eseguire i brani di questo album il trombettista ne rimane entusiasta, a tal punto da coinvolgere il suo gruppo e di far arrangiare i brani a Luca Mannutza e Pietro Ciancaglini. La front-line degli High Five e' composta dal trombettista Fabrizio Bosso, vincitore di importanti trofei nella categoria giovane talento Italiano (Django d'Or 2002 e Top Jazz 1999) e dal tenorista Daniele Scannapieco, vincitore del Django d'Or 2003, affermato nel panorama del jazz internazionale grazie alle collaborazioni con Dee Dee Bridgewater e Henri Salvador. Luca Mannutza, Pietro Ciancaglini e Lorenzo Tucci, rispettivamente al pianoforte, contrabbasso e batteria, costituiscono una ritmica solida e compatta, dotata di ottimo interplay, capace di creare geometrie articolate e raffinati accompagnamenti sui quali i due solisti possono esprimere al meglio le loro pirotecniche potenzialita'. Sebbene gli High Five abbiano all’attivo solo due dischi (su Via Veneto Jazz), hanno riscontrato un grandissimo successo nei più importanti festival jazz come Paris Jazz Festival, Umbria Jazz, Brianza Open Jazz, Clusone Jazz Festival e Teano Jazz. Anche la carriera dei singoli musicisti è un’ulteriore conferma del loro valore artistico: Fabrizio Bosso, si muove con grande agilità dal pop (da anni affianca sia in studio che dal vivo le melodie autorali di Sergio Cammariere) alle collaborazioni con artisti come Phil Woods, Enrico Pieranunzi e Franco D’Andrea; Daniele Scannapieco, di formazione classica, ha collaborato con jazzisti come Maria Pia De Vito, Stefano Di Battista, Giovanni Tommaso, Tony Scott e Roberto Gatto; Luca Mannutza ha nel palmares invece collaborazioni con artisti come Paolo Fresu, Maurizio Giammarco, Bebo Ferra e Steve Grossman; tra gli artisti con i quali ha diviso il palco Lorenzo Tucci invece troviamo Giovanni Tommaso, Maurizio Giammarco, Stefano Di Battista, Dado Moroni, Flavio Boltro, Rosario Giuliani e Piero Umiliani; sebbene Pietro Ciancaglini sia il più giovane degli High Five, ha dalla sua importanti incontri con Nicola Stilo, Kenny Wheeler, Lee Konitz e Rita Marcotulli. Insieme o individualmente poi hanno dato vita ad alcune esaltanti performance, in studio e dal vivo, per artisti come lo Schema Sextet e Nicola Conte.

Ed adesso Mario Biondi...

( Tratto dal sito ufficiale di Mario Biondi )

13 giugno, 2007

Mack Avenue, The Road To Great Music

Questa settimana non vi proponiamo un singolo artista, ma un’intera etichetta : La Mack Avenue. Il motto del fondatore è : Mack Avenue, La strada verso la grande musica. E come si potrebbe contraddirlo ascoltando questo estratto del catalogo. Infatti ogni cd prodotto da questa etichetta è un viaggio musicale per nulla scontato e sempre eccitante. Era dai tempi della indipendente Concord Jazz ( prima che diventasse il pasticcio che è ora ) che non si travava sul mercato una label in grado di credere e di investire nel jazz di qualita’. Gerald Wilson, George Sharing, Terry Gibbs sono sicuramente le punte di diamante di questa etichetta ma le ultime produzioni sono a dir poco intriganti.


Dal trombettista Sean Jones ( presente nella nostra radio e, cosa ben piu’ importante segnalato come uno dei piu’ importanti e promettenti trombettisti d’oltre oceano dall’autorevole Downbeat ) al sassofonista Ron Blake, dalla raffinata saxophone woman ( ascoltate al dolcezza di questo piano sax ) Tia Fuller all’energia degli Hot Club Of Detroit la Mark Avenue ha tutte le carte in regola per essere presente nella discografia di ogni amante del buon Jazz di italica passione.
Buon Ascolto e buona lettura con una breve presentazione di ogni cd che forma questa fantastica label tutta da scoprire. Downbeat lo ha gia’ fatto...., noi aspettiamo

11 giugno, 2007

Leggere....

Leggere
Librarsi sulle ali della Fantasia
per contemplare la sagoma di un mondo
modellato a misura d'uomo

Leggere
Usare la capacita' critica
della tua esperienza
e deporre il tuo giudizio soggettivo
sulle pieghe dei corsi e ricorsi
della Storia

Leggere
sognare fra le onde volubili dell'estro
il soffio inventivo della soave ironia
che si fa Poesia della vita

Enrico Vaghi

Ho trovato questa poesia scritta sul segnalibro della "nostra" libreria stampato in occasione dei suo 25 anni. La poesia è del "nostro" Enrico. Entrambi, la "nostra" libreria che si chiama "La Ghiringhella" e il "nostro " Enrico, sono per tutti noi dei piccoli grandi eroi perchè ambedue hanno speso tantissimi anni della loro vita a servizio della "nostra" Citta'. Molte volte non si capisce quanto sia importante avere una piccola libreria, un cinema, un ritrovo all'interno della comunita' che possano essere definite "nostre" in quanto patrimonio di noi tutti. E allora teniamoceli ben stretti......

09 giugno, 2007

Basta Con La Tratta Di Esseri Umani

Sandra Pite aveva 21 anni quando una conoscente della madre le ha proposto un lavoro in Italia come parrucchiera: così insieme ad altre 15 ragazze nigeriane è partita per l'Europa. Dopo un viaggio rocambolesco, l'impatto con l'Italia è stato durissimo. Sandra è stata costretta a prostituirsi fin dalla prima sera dietro minacce di ritorsioni e violenze. Sulle sue spalle a pochi giorni dall'arrivo in Italia pesava già un debito di 60milioni di lire da restituire per riconquistare la libertà. «Lavoravo sia la sera che il mattino dormendo appena tre ore per notte - racconta - Tutto quello che guadagnavo lo davo alla mia maman, a cui dovevo pagare un affitto di un milione al mese oltre al mio debito. Per più di un anno non ho potuto inviare soldi a mia mamma. E se non guadagnavo abbastanza venivo picchiata e minacciata di subire riti wodoo». Dopo 14 mesi di inferno Sandra ha incontrato un ragazzo italiano che l'ha convinta a denunciare i suoi sfruttatori: oggi ha trent'anni, si è sposata e vive a Torino.

Ma riuscire a uscire dal giro è sempre più difficile: il racket della prostituzione al chiuso si sta allargando, diminuiscono quindi per le donne straniere le possibilità di entrare in contatto con altre persone a parte clienti e sfruttatori.

50 MILA ALL'ANNO IN ITALIA - E' uno dei dati emersi nel convegno «Luna e i Falò» organizzato a Torino per illustrare il progetto «Vie d'Uscita» partito in Piemonte, Lazio, Valle d'Aosta, Campania e Toscana contro la tratta delle straniere da avviare alla prostituzione. Un fenomeno che interessa tra le 29mila e le 38mila donne in Italia. I confini di questa moderna schiavitù, che si intreccia sempre più con la criminalità organizzata, sono difficili da tracciare. Si stima che ogni anno 500mila ragazze straniere vengano portate in Europa con l'inganno. Di queste 50 mila sono dirette in Italia. Dall'agosto 2000 al giugno 2006 sono arrivate al Numero Verde antitratta, da tutta Italia, oltre 494 mila segnalazioni di situazioni di sfruttamento e violenza contro le donne straniere.

NUOVA ONDATA THAILANDESE - Ma al di là delle cifre, sono i mutamenti in corso a preoccupare: cresce il numero delle minorenni vendute, il 7-10% del totale, e aumentano le nazionalità delle donne vittime della tratta. Accanto alle nigeriane e alle ragazze dell'est (albanesi, rumene, moldave, ucraine, russe) si sta diffondendo sempre più la presenza delle ragazze asiatiche (cinesi, giapponesi, tailandesi, vietnamite e cambogiane). E questa nuova ondata di ragazze dell'Est sta facendo cambiare anche le modalità con cui gli sfruttatori costringono le donne a prostituirsi: si allarga infatti il racket della prostituzione al chiuso in appartamento o nei club. La loro attività è sovente celata da lavori apparentemente legali di massaggiatrici, accompagnatrici, ballerine.

I CULTISTI - Sempre più spesso, inoltre, le donne sono vittime di violenze fisiche, oltre che di violenze psicologiche. In Piemonte, soprattutto a Torino, destano allarme i «Culti», associazioni criminali nigeriane di stampo mafioso-massonico. Nel capoluogo piemontese pare sia ubicato il «quartier generale» dei «Culti segreti», che si stanno pericolosamente sostituendo alle «maman», principali detentrici del business dello sfruttamento della prostituzione nigeriana.

CONTRASTO - «Una seria azione di contrasto al fenomeno della tratta e della prostituzione- secondo Francesco Carcheddi, del Parsec di Roma, coordinatore della ricerca - sarebbe instaurare un dialogo con le strutture assistenziali delle località di provenienza delle giovani, località abbastanza facilmente individuabili. È bene anche sottolineare come stiano crescendo nei paesi d'origine, ad esempio in Romania e in Albania, reazioni della popolazione contro i cosiddetti «reclutamenti forzati delle proprie donne».

( Fonte Corriere Della Sera )

A noi non resta che ricordare, per chi sapesse di casi di sfruttamento o di tratta di donne che il numero verde e'
800.290.290

30 maggio, 2007

E tu che tipo sei, Nordista o Sudista ?

Questa settimana proponiamo ai nostri ascoltatori un grande dilemma : Meglio il nordico, montuoso e pacifico Canada di The Band o la calda, passionale, sanguigna terra del Sud degli Stati Uniti ( Lynyrd Skynyrd, Allman Brothers Band, Gov't Mule per intenderci ). A voi l'ardua Senteza.
Nordisti o Sudisti ?
Giusto per non far torto a nessuno abbiamo scelto come arbistro della disputa la canzone di un autore centrista ( a livello geografico ) di eccellenza come Bob Dylan. La canzone è la bellissima I Shall Be Realeased. Tutti coloro che parteciperanno avranno la possibilita' di vincere il cd Crucial Acoustic Blues, una compilation contenente il meglio del blues acustico. Per partecipare basta inviarci una mail con l'indicazione della vostra versione preferita .



In Grosso in bocca al lupo a tutti

28 maggio, 2007

PROGRAMMA NOVARA JAZZ FESTIVAL 2007

Siamo lieti di segnalare che dal 26 Maggio al 9 giugno si svolgera'


sabato 26.05.07 Enzo Scoppa Sextet

domenica 27.05.07 Ab Baars Quartet

venerdì 01.06.07 Tomasz Stanko Quartet
Per maggiori info potete visitare il sito : http://www.novarajazz.org

24 maggio, 2007

Chi non ha paura di papa Ratzinger

Tornando al post di ieri ci eravamo lasciati con una domanda : Chi ha paura di papa Ratzinger ?
A questa domanda non siamo in grado di rispondere.
Però so indicarvi una persona che non ha mai avuto paura di nulla e sicuramente non ha paura di papa Ratzinger, anzi, ne siamo sicuri, ne è legato da una grandissima amicizia. Stiamo parlando del precedente Cardinale Di Milano Carlo Maria Martini che in francia ha presentato l'ultimo libro di Papa Ratzinger su Gesu'.
Grazie al Corriere Della Sera siamo contenti di presentarvi la sua introduzione in occasione della presentazione del libro in Francia


Cercherò di rispondere a cinque domande:

1. Chi è l’autore di questo libro?
2. Qual è l’argomento di cui parla?
3. Quali sono le sue fonti?
4. Qual è il suo metodo?
5. Che giudizio dare sul libro nel suo insieme?

1. L’autore di questo libro è Joseph Ratzinger, che è stato professore di teologia cattolica in varie Università tedesche a partire dagli anni Cinquanta e, in questa veste, ha seguito l’evolversi e le diverse vicissitudini della ricerca storica su Gesù; ricerca che si è sviluppata anche presso i cattolici nella seconda metà del secolo scorso. L’autore ora è Vescovo di Roma e Papa con il nome di Benedetto XVI. Qui si pone già una possibile questione: è il libro di un professore tedesco e di un cristiano convinto, oppure è il libro di un Papa, con il conseguente rilievo del suo magistero? In verità, per quanto riguarda l’essenziale della domanda, è l’autore stesso nella prefazione a rispondere con franchezza: «Non ho bisogno di dire espressamente che questo libro non è in alcun modo un atto magisteriale, ma è unicamente espressione della mia ricerca personale del "volto del Signore". Perciò, ciascuno è libero di contraddirmi. Chiedo soltanto alle lettrici e ai lettori di farmi credito della benevolenza senza la quale non c’è comprensione possibile» (p.19). Siamo pronti a fare questo credito di benevolenza, ma pensiamo che non sarà facile per un cattolico contraddire ciò che è scritto in questo libro. Comunque, tenterò di considerarlo con uno spirito di libertà. Tanto più che l’autore non è esegeta, ma teologo, e sebbene si muova agilmente nella letteratura esegetica del suo tempo, non ha fatto studi di prima mano per esempio sul testo critico del Nuovo Testamento. Infatti, non cita quasi mai le possibili varianti dei testi, né entra nel dibattito circa il valore dei manoscritti, accettando su questo punto le conclusioni che la maggior parte degli esegeti ritengono valide.

2. Di cosa parla? Il libro ha come titolo Gesù di Nazaret. Penso che il vero titolo dovrebbe essere Gesù di Nazaret ieri e oggi. E questo perché l’autore passa con facilità dalla considerazione dei fatti che riguardano Gesù all’importanza di quest’ultimo per i secoli seguenti e per la nostra Chiesa. Il libro è pieno di allusioni a problematiche contemporanee. Per esempio, parlando della tentazione nella quale dal demonio viene offerto a Gesù il dominio del mondo, egli afferma che il «suo vero contenuto diventa visibile quando constatiamo che, nella storia, essa prende continuamente una forma nuova. L’Impero cristiano ha cercato molto presto di trasformare la fede in un fattore politico per l’unità dell’Impero… La debolezza della fede, la debolezza terrena di Gesù Cristo doveva essere sostenuta dal potere politico e militare. Nel corso dei secoli questa tentazione—assicurare la fede mediante il potere—si è ripresentata continuamente» (p. 59). Questo genere di considerazioni sulla storia successiva a Gesù e sull’attualità, conferiscono al libro un’ampiezza e un sapore che altri libri su Gesù, in genere più preoccupati dalla discussione meticolosa dei soli eventi della sua vita, non hanno. L’autore dà anche volentieri parola ai Padri della Chiesa e ai teologi antichi. Per esempio, per quanto concerne la parola greca epiousios, egli cita Origene, il quale dice che, nella lingua greca, «questo termine non esiste in altri testi e che è stato creato dagli Evangelisti» (p. 177). Circa l’interpretazione della domanda del Padre Nostro «E non indurci in tentazione», egli richiama l’interpretazione di San Cipriano e precisa: «Così dobbiamo riporre nelle mani di Dio i nostri timori, le nostre speranze, le nostre risoluzioni, poiché il demonio non può tentarci se Dio non gliene dà il potere» (p. 187). Quanto alla storia di Gesù, il libro è incompleto, perché considera solo gli eventi che vanno dal Battesimo alla Trasfigurazione. Il resto sarà materia di un secondo volume. In questo primo volume sono trattati il Battesimo, le tentazioni, i discorsi, i discepoli, le grandi immagini di San Giovanni, la professione di fede di Pietro e la Trasfigurazione, con una conclusione sulle affermazioni di Gesù su se stesso. L’autore parte spesso da un testo o da un evento della vita di Gesù per interrogarsi sul suo significato per le generazioni future e per la nostra generazione. In questo modo il libro diventa una meditazione sulla figura storica di Gesù e sulle conseguenze del suo avvento per il tempo presente. Egli mostra che, senza la realtà di Gesù, fatta di carne e di sangue, «il cristianesimo diviene una semplice dottrina, un semplice moralismo e una questione dell’intelletto, ma gli mancano la carne e il sangue» (p. 270). L’autore si preoccupa molto di ancorare la fede cristiana alle sue radici ebraiche. Gesù, ci dice Mosè, «è il profeta pari a me che Dio susciterà… a lui darete ascolto» (Deuteronomio, 18,15) (p. 22). Ora, Mosé aveva incontrato il Signore.EIsraele può sperare in un nuovo Mosè, che incontrerà Dio come un amico incontra il proprio amico,ma al quale non sarà detto, come a Mosè, «Tu non potrai vedere il mio volto» (Esodo, 33,20). Gli sarà dato di «vedere realmente e direttamente il volto di Dio e di potere così parlare a partire da questa visione» (p. 25). E’ quel che dice il prologo del Vangelo di Giovanni: «Dio, nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato» (Giovanni 1,18). «E’ qui il punto a partire dal quale è possibile comprendere la figura di Gesù» (p. 26). E’ in questo reciproco intrecciarsi di conoscenze storiche e di conoscenze di fede, dove ognuno di questi approcci mantiene la propria dignità e la propria libertà, senza mescolanza e senza confusione, che si riconosce il metodo proprio dell’autore, di cui parleremo più avanti.


3. Quali sono le sue fonti? L’autore non ne tratta direttamente, come spesso avviene in diverse opere dello stesso genere. Forse ne parlerà all’inizio del secondo volume, prima di affrontare i Vangeli dell’infanzia di Gesù. Ma si vede con chiarezza che egli segue da vicino il testo dei quattro Vangeli e gli scritti canonici del Nuovo Testamento. Egli propone anche una lunga discussione sul valore storico del Vangelo di Giovanni, respingendo l’interpretazione di Rudolf Bultmann, accettando in parte quella di Martin Hengel e criticando anche quella di alcuni autori cattolici, per poi esporre una propria sintesi, vicina alla tesi di Hengel, sebbene con un equilibrio e un ordine diversi. La conclusione è che il quarto Vangelo «non fornisce semplicemente una sorta di trascrizione stenografica delle parole e delle attività di Gesù, ma, in virtù della comprensione nata dal ricordo, ci accompagna, al di là dell’aspetto esteriore, fin nella profondità delle parole e degli eventi; in quella profondità che viene da Dio e che conduce verso Dio» (p. 261). Penso che non tutti si riconosceranno nella sua descrizione dell’autore del quarto Vangelo quando egli dice: «Lo stato attuale della ricerca ci consente perfettamente di vedere in Giovanni, il figlio di Zebedeo, il testimone che risponde con solennità della propria testimonianza oculare identificandosi anche come il vero autore del Vangelo» (p.252).


4. Tutto questo rivela con chiarezza il metodo dell’opera. Si oppone fermamente a quello che recentemente è stato chiamato, in particolare nelle opere del mondoanglosassone americano, «l’imperialismo del metodo storico-critico». Egli riconosce che tale metodo è importante, tuttavia corre il rischio di frantumare il testo come sezionandolo, rendendo così incomprensibili i fatti ai quali il testo si riferisce. Egli piuttosto si propone di leggere i vari testi rapportandoli all’insieme della Scrittura. In questo modo, si scopre «che esiste una direzione in tale insieme, che il Vecchio e ilNuovo Testamento non possono essere dissociati. Certo, l’ermeneutica cristologica, che vede in Gesù Cristo la chiave dell’insieme e, partendo da lui, comprende la Bibbia come un’unità, presuppone un atto di fede, e non può derivare dal puro metodo storico. Ma questo atto di fede è intrinsecamente portatore di ragione, di una ragione storica: permette di vedere l’unità interna della Scrittura e, attraverso questa, di acquisire una comprensione nuova delle diverse fasi del suo percorso, senza togliere ad esse la loro originalità storica» (p. 14). Ho fatto questa lunga citazione per mostrare come, nel pensiero dell’autore, ragione e fede siano implicate e «reciprocamente intrecciate», ciascuna con i suoi diritti e il proprio statuto, senza confusione né cattiva intenzione dell’una verso l’altra. Egli rifiuta la contrapposizione tra fede e storia, convinto che il Gesù dei Vangeli sia una figura storica e che la fede della Chiesa non possa fare a meno di una certa base storica. Ciò significa, in pratica, che l’autore, come dice egli stesso a pagina 17, «ha fiducia nei Vangeli», pur integrando quanto l’esegesi moderna ci dice. E da tutto questo scaturisce un Gesù reale, un «Gesù storico» nel senso proprio del termine. La sua figura «è molto più logica e storicamente comprensibile delle ricostruzioni con le quali ci siamo dovuti confrontare negli ultimi decenni» (p. 17). L’autore è convinto che «è soltanto se qualcosa di straordinario si è verificato, se la figura e le parole di Gesù hanno superato radicalmente tutte le speranze e tutte le attese dell’epoca che si spiega la sua crocifissione e la sua efficacia», e questo alla fine porta i suoi discepoli a riconoscergli il nome che il profeta Isaia e tutta la tradizione biblica avevano riservato solo a Dio (cf. pp.17-18). Applicando questo metodo alla lettura delle parole e dei discorsi di Gesù, che comprende parecchi capitoli del libro, l’autore rivela di essere persuaso «che il tema più profondo della predicazione di Gesù era il suo proprio mistero, il mistero del Figlio, nel quale Dio è presente e nel quale egli adempie la sua parola» (p. 212). Questo è vero per il Sermone della montagna in particolare, a cui sono dedicati due capitoli, per il messaggio delle parabole e per le altre grandi parole di Gesù. Come dice l’autore affrontando la questione giovannea, cioè il valore storico del Vangelo di Giovanni e soprattutto delle parole che egli fa dire a Gesù, così diverse dai Vangeli sinottici, il mistero dell’unione di Gesù con il Padre è sempre presente e determina l’insieme, pur restando nascosto sotto la sua umanità (cf. p. 245). In conclusione, bisogna «che noi leggiamo la Bibbia, e in particolare i Vangeli come unità e totalità —come richiesto dalla natura stessa della parola scritta di Dio — che, in tutti i suoi strati storici, è l’espressione di un messaggio intrinsecamente coerente» (p. 215).


5. Se tale è il metodo di lettura dell’autore, cosa dobbiamo pensare della riuscita globale dell’opera, al di là del numero di copie vendute nel mondo intero, che tutto sommato non è un indice particolarmente significativo del valore del libro? L’autore confessa che questo libro «è il risultato di un lungo cammino interiore» (p. 19). Se pure ha cominciato a lavorarvi durante l’estate 2003, il libro è tuttavia il frutto maturo di una meditazione e di uno studio che hanno occupato un’intera vita. Ne ha tratto la conseguenza che «Gesù non è un mito, che è un uomo di carne e di sangue, una presenza tutta reale nella storia. Noi possiamo seguire le strade che ha preso. Possiamo udire le sue parole grazie ai testimoni. E’ morto ed è risuscitato ». Questa opera è quindi una grande e ardente testimonianza su Gesù di Nazareth e sul suo significato per la storia dell’umanità e per la percezione della vera figura di Dio. E’ sempre confortante leggere testimonianze come questa. A mio avviso, il libro è bellissimo, si legge con una certa facilità e ci fa capire meglio Gesù Figlio di Dio e al tempo stesso la grande fede dell’autore. Ma esso non si limita al solo dato intellettuale. Ci indica la via dell’amore di Dio e del prossimo, come quando spiega la parabola del buon Samaritano: «Ci accorgiamo che tutti noi abbiamo bisogno dell’amore salvifico che Dio ci dona, al fine di essere anche noi capaci di amare, e che abbiamo bisogno di Dio, che si fa nostro prossimo, per riuscire ad essere il prossimo di tutti gli altri» (p. 226). Pensavo anch’io, verso la fine della mia vita, di scrivere un libro su Gesù come conclusione dei lavori che ho svolto sui testi del Nuovo Testamento. Ora, mi sembra che questa opera di Joseph Ratzinger corrisponda ai miei desideri e alle mie attese, e sono molto contento che lo abbia scritto. Auguro a molti la gioia che ho provato io nel leggerlo.

(traduzione dal francese di Daniela Maggioni)

Carlo Maria Martini

23 maggio, 2007

Olmi, Ratzinger e gli altri....

Ieri sera ho visto il film "Centochiodi" di Ermanno Olmi. La serata si presentava bene ed era gia' tutto predisposto : visione del Film e poi via a bere birra con gli amici per discutere della visione politica, religiosa, culturale di Olmi piu' una sottile polemica con Papa Ratzinger. Invece terminato il film mi sono trovato senza una parola da dire e cosi' molti dei miei amici. Il primo pensiero è stato : Com'è possibile che Olmi abbia fatto un film del genere ! Non ha senso. Deluso sono andato a farmi un giro con il mio cane e li ho cominciato a riflettere. La prima cosa che mi è venuta in mente è la parobola del Buon Samaritano che quasi tutti noi noi abbiamo conosciuto da piccoli. Rileggiamo un poco insieme questa parabola e vediamo di capirci qualcosa. Il racconto inizia con "Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappo' nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto". Ma Gerusalemme non è la citta' di Dio.... Quindi quell'uomo che cammina da solo è l'uomo che abbandona Dio per la "sua" citta', la citta' che vuole costruirsi con le sue sole forze. Quell'uomo siamo noi spogliati e percossi dalla nostra quotidianita', dal dolore, dalla delusione, dall'ingiustizia.... La parabola, ed è questo il punto centrale che mi ha fatto riflettere continua : " Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passo' oltre dall'altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passo' oltre." Ma chi sono i Sacerdoti e i Leviti ? Non sono la struttura ( intesa come insieme di norme e doveri ) religiosa e civile della societa' ? Cosa hanno potuto fare costoro per noi ? La religione, lo stato, la cultura possono aiutare l'uomo ad essere felice, possono curarlo ?
Ma continuiamo : "Invece un Sammaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n'ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fascio' le ferite, versandovi olio e vino " Chi sara' mai quest'uomo, questo buon Samaritano ?
Non si sa, l'unica cosa che si sa è che è l'unica persona in grado di prendersi cura di quell'uomo. Però non è ancora finita qui. Infatti : " poi, caricandolo sopra il suo giumento, lo porto' a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all'albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e cio' che spenderai in piu', te lo rifondero' al mio ritorno" Che cosa sara' mai questa locanda ? Dove sta andando il nostro buon samaritano e quando tornera' ? ( Per questa interpretazione voglio ringraziare Silvano Fausti ). E si, per anni non avevo capito la bellezza di questa parabola perchè pensavo che fossi io il buon samaritano, quando invece io, e questo lo si capisce bene quando la vita inizia a diventare tale, io sono l'uomo che allontanandosi da Gerusalemme viene calpestato dalla vita stessa. Ecco allora ecco da dove dovevo partire nella visone del film di Olmi. A precisa domanda : Che cosa replicheresti a chi scorgesse nel tuo professore un nuovo messia?
«Che il professorino del film possa essere un nuovo messia? Quello che io conosco col nome di Cristo mi basta.

Quindi chi è quell'uomo che crogefigge i libri e chi sono i libri ? Quell'uomo non siamo noi che abbiamo inchiodato il "nostro" sapere, il "nostro" amore proprio come abbiamo fatto con Gesu' Cristo ( penso che sia una precisa scelta il fatto che i libri non siano stati bruciati o strappati , ma inchiodati al legno della bibblioteca...). E l'ultimo libro ad essere inchiodato è stato proprio quello con il precetto :" Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi". La macchina da presa qui si toglie ma io sono sicuro che quel libro non è stato affatto risparmiato, anzi, è stato proprio quello che piu' di ogni altro è stato inchiodato. Ecco allora che il professore, percosso e umiliato dalla vita, inizia una nuova esistenza dove dentro di lui qualcuno gli indica i passi da fare ( non sono quegli stessi libri che ha inchiodato e ora vivono in forma nuova ? Non è la parola, il verbo divenuto carne , uomo in mezzo a noi ?). Passi che lo porteranno ad incontrare persone che proprio come lui e noi sono state "violentate" dalla vita, persone per le quali lui stesso diviene "il buon samaritano".
Molta è stata la curiosita' che avevo intorno a questo film, e ora posso dirlo, si, lo considero un piccolo capolavoro e mi sembrano stucchevoli gli attacchi che in esso si vogliono vedere nei confronti della chiesa, del papa, e della cultura. Semplicemente Olmi voleva dire che qust'ultime non bastano da sole a "salvare" l'uomo.
Però sempre queste polimiche ( la piu' stucchevole delle quali è proprio di Diliberto ) mi hanno fatto nascere una nuova domanda che consiglierei di utilizzare a Santoro durante la messa in onda del documentario sui preti Pedofili ossia : Chi ha paura di papa Ratzinger ?
Ma questa è un'altra questione che esula da questo blog.
Come regalo, nella speranza che Giulianone non se la prenda piu' di tanto, vi lascio l'intervista che Ferrara ha fatto allo stesso Olmi.
Lo staff di Moonlight

22 maggio, 2007

Bentornata Musica.....con Manu DiBango

“ Il leone d’Africa”. L’appellativo si adatta perfettamente a uno dei musicisti africani più carismatici in assoluto: Manu Dibango. E “Lion of Africa” è il titolo di un CD + DVD che documenta il bellissimo concerto tenuto dal leggendario sassofonista camerunese il 16 ottobre 2004 al Barbican Centre di Londra, occasione da una parte per ricordare degnamente un altro gigante della musica africana, il nigeriano Fela Kuti, dall’altra per festeggiare il settantunesimo compleanno dello stesso Dibango, accompagnato nella circostanza dalla sua poderosa Maraboutik Big Band. Una serata davvero speciale, dunque, resa significativa anche dalla presenza di alcuni ospiti di riguardo: il cantante senegalese Baaba Maal, la vocalist camerunese Coco Mbassi e il sassofonista di origine giamaicana Courtney Pine. Medesima è la scaletta del CD e del DVD: cavalli di battaglia di Manu Dibango come Wambele, Soma Loba (uno dei due brani impreziositi dalla magnifica voce di Baaba Maal), Big Blow (con sugli scudi il rovente sax tenore di Courtney Pine) e l’immancabile Soul Makossa; una versione della gershwiniana Summertime profumata di Africa e Sud America; due pagine jazzistiche come Midnight Sun di Lionel Hampton e l’ellingtoniana Morning Glory. Ed ancora, Cherie dello stesso Baaba Maal, la delicatissima Dube di Coco Mbassi e, quale trascinante finale, Aye Africa. Manu Dibango si ascolta (e si vede) soprattutto al sax soprano e alla marimba; il contralto lo imbraccia solo nella parte conclusiva del concerto. Il DVD comprende alcuni extra: una bella galleria fotografica e soprattutto una lunga intervista, nell’arco della quale Manu Dibango racconta le tappe della sua carriera, ovvero il modo in cui è arrivato ad essere riconosciuto ovunque come “il leone d’Africa”.Manu Dibango è uno degli ambasciatori nel mondo della moderna musica africana: per le sue felici intuizioni musicali è stato persino definito “il Miles Davis della World Music”. Sassofonista, pianista, cantante, compositore, Manu Dibango è nato il 12 dicembre 1933 a Douala, in Camerun. Fin da ragazzino ha frequentato gli ambienti musicali della sua città e nel 1949 si è trasferito in Francia, per studiare a St. Calais prima, a Reims e Parigi poi: durante questo suo primo soggiorno europeo fa la conoscenza del jazz, ascoltando alla radio Louis Armstrong, Duke Ellington, Lester Young e Charlie Parker. Nel 1960 è tornato in Africa, in Zaire, dove si è unito al gruppo African Jazz, nelle cui file è rimasto cinque anni. Nel 1972, quindi, è arrivato per Manu Dibango il grande momento del successo internazionale, grazie a Soul Makossa, vibrante commistione tra soul, funk e musica camerunese: per la prima volta un artista africano varca le soglie delle classifiche americane. Mosso da una continua ricerca musicale, Dibango allargherà in seguito i propri confini espressivi collaborando con Fela Kuti, con il trombettista Don Cherry, uno dei precursori della world music, con il bassista e produttore Bill Laswell e con Herbie Hancock. Tra i numerosi dischi incisi da Manu Dibango durante la sua lunga carriera, spicca anche Wakafrica (1994), nel quale figurano, tra gli altri brani, la ripresa di Soul Makossa (ospite Youssou N’Dour) e una splendida versione di Biko di Peter Gabriel. Manu Dibango ha scritto un’autobiografia dal titolo “Tre chili di caffè - Vita del padre della World Music”.



Per saperne di piu' :
MANU DIBANGO
Who knows ? If he had not been born under the star sign of Sagittarius, he might never have had the
temperament of a nomad and the taste for adventure.. Having been sent to Europe at the age of 15, he
would have come back an academic success.
As it was, he was affected by musical grace in the very first years in the protestant temple. Little Manu
on the road between Paris and Brussels, thanks to the masters he discovers (Armstrong, Ellington,
Young, Parker…), wandering in places where jazz rips the nights apart voluptuously, a musician’s soul
was being formed.
Then the famous singer Kabasele arrived in Brussels from Zaïre (Democratic State of Congo), and
proposes he join their group “African Jazz” to play Congolese music ; Manu takes up the challenge. He
features in around forty records, then goes on tour near Kinshasa. This was to be a decisive step.
An idea was gradually taking shape during his life as a well-known musician : to invent a patchwork
made up of rich and spirited conversations between jazz and African styles of music. Being of an eclectic
mind, listening to the sounds of his era – in 1972 Soul Makossa was the first “French” hit to conquer
the States – Manu takes secret pleasure in breaking the musical chapels, building bridges between
continents and throwing passageways between tradition and the sounds of future.
The first in France to clear the land where the African wave was well established ; he produced albums
and went on tour endlessly with warm, passionate enthusiasm and committed himself to humanitarian
causes, giving a hand to young talents along the way. He used his time to create musical scores for
African music and ever to write his own autobiography.
Time to call it a day ? Definitely not ! Manu is more than 70, but he’s not yet ready to put down his
saxophone..
( Per questo post si vuole ringraziare R. Valentino )

15 maggio, 2007

Suoni dal Mediterraneo

IX Festival di Musica Etnica

Andria e Castel del Monte, 27 - 28 - 29 luglio 2007



Si rinnova l’appuntamento con il Festival “Suoni dal Mediterraneo”, un evento annoverato tra i pionieri per la valorizzazione e la divulgazione della conoscenza della musica etnica nel Meridione.

Nove anni di storia, di immagini, di emozioni, di sperimentazione e ricerca musicale, di coinvolgimento popolare e di crescita culturale, realizzata attraverso il linguaggio musicale autentico dei popoli del Mediterraneo che con le sue vibrazioni arriva direttamente al cuore della gente. Il Festival, che per l’ edizione 2007 si qualifica come l’evento più atteso ed importante della zona “terra di Bari”, rappresenta il momento ideale per andare alla riscoperta della più autentica musica di tradizione orale del bacino del Mediterraneo.

Anche quest’anno non mancheranno spettacoli atti a favorire il dialogo interculturale (obiettivo primario del Festival) tra minoranze o gruppi etnici diversi, spettacoli di integrazione tra cultura e solidarietà, spettacoli in prima assoluta ideati e prodotti da “Suoni dal Mediterraneo”.

Come già avvenuto nella scorsa edizione, sarà rispettato l’obiettivo di valorizzare le personalità regionali della musica folklorica accanto a quelle nazionali ed internazionali, attraverso la programmazione di produzioni originali. Nello specifico, la maggior parte degli spettacoli inseriti nel programma di questa nona edizione ruoteranno intorno allo strumentario della musica popolare (si intende quella di tradizione orale) che possiamo definire “simbolo di identità culturale”.

Contestualmente agli spettacoli musicali, per meglio connotare il carattere culturale del Festival, non mancheranno i consueti concerti-lezione secondo una originale formula sperimentata con successo nelle edizioni precedenti, oltre ai seminari, alle proiezioni, alle presentazioni letterarie e musicologiche.

Notizie sui concerti precedenti, comprese le immagini, le foto e le biografie degli artisti partecipanti, si possono scaricare dal sito: www.suonidalmediterraneo.it

Vi aspettiamo a fine Luglio!
Condividete la notizia con chi volete! Diffondetela!

Per contatti, informazioni e curiosità mandate una mail a :

info@suonidalmediterraneo.it


E non dimenticate di visitare il sito ufficiale del Festival!!!

www.suonidalmediterraneo.it

14 maggio, 2007

Forza Africa

L’Africa ha fatto registrare nel corso del 2006 il più alto tasso di crescita economica degli ultimi 20 anni. Lo sostiene l’ultimo rapporto della Banca di sviluppo africana (Bad), ‘African Economy outlook 2006/2007’, presentato oggi alla vigilia della riunione annuale dell’organismo di credito panafricano che, per la prima volta, si terrà domani a Shangai, in Cina. Secondo i dati della Banca africana, il prodotto interno lordo (Pil) del continente è passato da una media di crescita del 5%, fatta registrare negli ultimi sei anni, al 5,5% dello scorso anno che, secondo le previsioni degli esperti, dovrebbe salire ancora al 6% entro la fine del 2007. I principali fattori della crescita, si legge in una sintesi del rapporto, sono da ricercare soprattutto nell’aumento della domanda internazionale di petrolio (con un numero sempre maggiore di paesi africani che avvia o aumenta la propria produzione di greggio) e di minerali, ma anche nelle buone condizioni climatiche che hanno consentito al settore agricolo di registrare ottimi numeri, oltre poi che all’accresciuta fiducia degli investitori internazionali verso alcuni paesi chiave. Tra questi figurano i quattro paesi con le economie più floride, Sudafrica, Algeria, Nigeria ed Egitto, che da soli producono la metà del Pil dell’intero continente pur contribuendo solo a un terzo della popolazione africana. “Il continente deve continuare ad accelerare la sua crescita e a renderla sostenibile fino a un livello del 7%-8% per poter raggiungere i Millenium development goal (mdg) fissati dall’ONU e poter dimezzare entro il 2015 il numero di persone che vivono in povertà estrema” ha detto Louis Kasekende, il capo economista della Banca di sviluppo africana.
( fonte Misna )
(fonte Misna )

10 maggio, 2007

Addio ( per ora ) Musica

Ciao a tutti gli amici di Radio Moonlight
Purtroppo per ora dobbiamo interrompere l'ascolto di musica che cercheremo di riprendere al piu' presto.
Infatti noi eravamo convinti di essere una web radio monocanale amatoriale ( compenso annuo per la Siae Euro 200.00, tutto sommato una cifra abbordabile ). Invece ci siamo accorti di essere uno Streaming Gratuito di opere intere ( compenso Euro 300 mensili, insomma uno sproposito e al di fuori delle nostre possibilita' economiche ).
Dove sta la differenza.
Nelle Web Radio Monocanale voi potete scegliere la puntata, ma non il singolo pezzo da ascoltare. In altre parole vi dovete ascoltare tutto il programma senza aver la possibilita' di interagire, ossia andare avanti o indietro.
Nello streaming gratuito voi potete scegliere qual'è il brano che volete ascoltare come accadeva nella nostra radio.
Prendiamo atto di questa differenza e lasciamo per il futuro la promozione di questa musica a chi di dovere, ossia alle radio che hanno la possibilita' di sobbarcarsi tali oneri.
Continueremo comunque ad aggiornare il blog con approfondimenti sui singoli autori ( fino a quando ci lasceranno almeno la possibilita' di scrivere gratuitamente o a costi ragionevoli ) e nel frattempo studieremo il modo di rientrare nella casistica di Radio Monocanale Amatoriale.
Spero che possiate comprenderci
Lo Staff Di Radio Moonlight

08 maggio, 2007

Cassandre Mckinley

Cassandre McKinley has never been compared to another famous singer "before her time". Instead, McKinley has enriched her musical surroundings with something honest and refreshing. Her approach to jazz is organic, instinctual and from the heart - most simply describe her as "authentic".
Drawing from a diverse group of influences, McKinley has developed a sound and style that is so unique, there's no comparisons. Her voice is a blend that is true "soul" at it's core - a sound that is pure, yet sophisticated and distinctive. Many will tell you that McKinley gives every ounce of herself to the music - and the strength in her vocal performance, while dynamic and clear, leaves one wondering where this seemingly endless reserve of vocal power and prowess comes from.

McKinley grew up 20 minutes outside of Boston - the city is where she envisioned herself living from early on. She began her training as a singer, dancer and actress at 14, but was never extreme in her focus for one or the other. The dance company she studied and performed with kept her well rounded and allowed her frequent trips to Boston and NYC for auditions and commercial work. She began working with a vocal coach; Beatrice was a European opera singer who had retired professionally and was teaching students at The Boston Conservatory of Music. McKinley went on to attend the college and formed a special bond with the teacher.

After college, McKinley worked as a waitress, model, secretary, courier and anything else that would afford her rent in the city. She took advantage of city living by attending open mic nights and jam sessions. She grabbed any vocal work available; commercials, demo recordings, weddings, the gospel choir, Big Bands, Rock bands. A few guest appearances in larger venues (The House of Blues, Ryles Jazz Club) led to other opportunities. It had become clear to those that had worked with McKinley, to her growing number of local fans, and McKinley herself that Jazz was not only something she had a special knack for - she felt more passion for it than any other style of music.

A voice over for a locai car dealership lead to her first legitimate jazz gig - she was asked to sing the jingle "live" and follow with a night of jazz music at the dealer's showroom. Knowing very few jazz musicians to assist her, McKinley was given a few recommendations - and, as luck would have it, found herself on the gig surrounded by a bevy of Boston's top players. From that point on, she would continue cultivating musical relationships that would strenthen her artistically. Dick Johnson (Artie Shaw Orchestra), Herb Pomeroy, Al Vega and a list of local legends - world class performers - all spent time with McKinley with a willingness to advise and educate the young singer. "Friendships like these are a gift - those gentlemen shared thier philosophies with me - they each taught me to trust my instincts". McKinley admits that the jazz form and the art of "improvisation" appeals to her. "I love the freedom that comes with singing jazz - although there is still a form to the music, it can move and bend - it all depends on what's inside the soul and how you happen to apply it".

When asked who her influences are, she answers with a surprising mix. "Dinah Washington, Anita O'Day, Miles Davis, Sam Cooke, Marvin Gaye, Cat Stevens, Ray Charles, Stevie Wonder, Nancy Wilson - even Elvis. Drawing from this diverse group, McKinley has developed a sound and style that is unique to her like leaves on a tree. Her soulful blend is simple, yet sophisticated - true and distinctive.

Cassandre has just released her debut album under the MAXJAZZ label titled TIL TOMORROW - REMEMBERING MARVIN GAYE. In this body of work, McKinley delivers her interpretation of selected music Gaye wrote, co-wrote and performed throughout his career. From inception to execution, McKinley's sensitivity to Gaye's message and her rich, warm sound combine to pull this project far, far away from the ordinary. Creating a genre that just fits between Jazz, Smooth Jazz and R & B, "Til Tomorrow" is a rich exploration into Nu-Jazz and Soul - focusing on the "soul".

"Making this album was like reading over old pages from my journals - it was a beautiful opportunity to see where it is I've been and then, take a moment to anticipate what may be ahead."

04 maggio, 2007

Pubblicita' e Progresso By Nicola C.

Ciao Amici
Solo un breve appunto sull'inflazione
Visto che la nostra "cara" inflazione è in continua discesa vorrei
segnalarvi uno dei motivi che la sta spingendo molto molto in basso.
Il canone telecom linea affari
Dal periodo gennaio-febbraio 2006 al periodo gennaio-febbraio 2007 è passato
da Euro 36,6 a Euro 41,6 in percentuale una "diminuzione" di ben il 14%.
Ma il nostro amico bersani non dice nulla? Dimenticavo lui è alle prese con
i parrucchieri.

03 maggio, 2007

Radio Moonlight

Dopo un bel po' di tempo a spasso per le varie fiere dell'Hi End ( in un mese siamo stati a Milano, Roma, Parigi, Catania ) siamo finalmente riusciti ad aggiornare Radio Moonlight con la musica che piu' amiamo. In Radio Moonlight potrete scegliere tra Rock, Folk, Blues, Jazz, Fusion, Smooth Jazz e tanti altri generi ancora.
Cosa abbiamo imparato in questi giorni trascorsi in Camper a diretto contatto con voi ? Prima di tutto che siete voi a tenere vivi questi generi. Ormai il mercato discografico è in una crisi irreversibile e tra non molto tempo dovremo accontentarci di avere una musica da sottofondo che ci aiuta ad isolarci dagli altri. Ma la musica che noi amiamo non è questa , anzi, è una musica che ci aiuta ad entrare dentro di noi e a condividerla con gli altri. E' bello vedere nelle varie salette di ascolto la faccia di molti di voi quando scoprono un autore sconosciuto, ed è ancora piu' bello vedere quando un autore conosciuto viene ascoltato per la prima volta su un impianto che fa penetrare nel sangue la musica fina a farcela amare alla follia. Ma perchè tutto questo possa continuare abbiamo bisogno del vostro appoggio e della vostra presenza. Grazie dunque a tutti coloro che abbiamo incontrato e un arrivederci ai prossimi appuntamenti.
Qui di seguito vi segnaliamo la rassegna video tratta dall'appuntamento romano.




Clicca sull'immagine per vedere il servizio

27 aprile, 2007

PROPOSTA DELLA SETTIMANA - MARTIAL SOLAL - SOLITUDE

DISCO DEL MESE AUDIOREVIEW MARZO 2007

Si resta quasi storditi da tanta bellezza, tanta lucidità, tanta bravura. Applausi scroscianti. Registrazione all'altezza. (Marco Crisostomi - Audioreview)

Dopo il sorprendente duetto di “Rue De Seine” con il trombettista statunitense Dave Douglas, Martial Solal è protagonista di un nuovo album per la CAM Jazz: “Solitude”. Un titolo che è già di per sé emblematico: richiamandosi alla famosa composizione ellingtoniana, ovviamente presente nel CD, il pianista franco-algerino si produce in completa solitudine, cioè una delle dimensioni a lui più congeniali che gli permette di mettere in campo tutto il proprio magistero strumentale ed espressivo. Definito non a caso l’Art Tatum europeo, Solal non è appunto nuovo a imprese del genere, ma ogni volta compie un piccolo miracolo, reinventando completamente ogni materiale al quale si avvicina. Ascoltare filtrata dalle sue prodigiose mani l’ennesima rielaborazione di uno standard è quindi un’esperienza di ascolto sempre appagante, stimolante. Registrato a Parigi nell’aprile del 2005, “Solitude” di standard ne comprende diversi: Darn That Dream (proposto in due versioni, poste alle estremità del CD), On A Clear Day, il gershwiniano Our Love Is Here To Stay. E poi ci sono i due capolavori ellingtoniani Solitude e Caravan. Completano il quadro tre composizioni dello stesso pianista, in realtà altrettante splendide improvvisazioni: Chi va piano, Medium e Bluesine. Illuminante è, in proposito, la descrizione che Yvan Amar ne fa nelle note di copertina del CD: “Nascoste in mezzo a tutti quegli standard, così spesso percorsi in una lunga carriera ed in una lunga memoria del jazz, ecco tre improvvisazioni prettamente solaliane: giochi di trapezio acrobatico, dove si riconosce, ad ogni slancio, la silhouette di Martial, dove lo seguiamo quando la grazia della musica lo guida, come in Medium, per scoprire figure inedite, atmosfere improvvise ed emozioni nuove”.

Nato nel 1927 in Algeria, dove trascorse l’infanzia ed ebbe modo di fare la conoscenza del jazz quando aveva 13 anni, Solal è sempre rimasto profondamente legato al linguaggio moderno di questa musica, ma nello stesso tempo vi ha apportato quella componente prettamente europea ravvisabile anche nel suo essere musicista disponibile ad affrontare imprese diverse. Dal piano solo all’orchestra, passando per i più svariati tipi di formazioni intermedie, anche anomale e talvolta persino in avanti sui tempi (nel 1970, per esempio, non era cosa da tutti ideare un trio per pianoforte e due contrabbassi), Solal non si è mai tirato indietro anche davanti alle sfide più rischiose, uscendone sempre vincitore. In Francia, dove si trasferì nel 1950, è ovviamente considerato una vera e propria istituzione, al punto che da parecchi anni viene organizzato un prestigioso concorso pianistico internazionale che porta il suo nome. E nel 1999 lo stesso pianista è stato insignito in Danimarca del Jazzpar, sorta di premio Nobel del jazz. Nell’arco della sua brillante carriera, Solal ha suonato con illustri jazzmen provenienti da oltre oceano, quali Sidney Bechet, Kenny Clarke, Stan Getz, Lucky Thompson, Art Farmer e Lee Konitz, stabilendo proprio con quest’ultimo un sodalizio protrattosi nel tempo e scandito da numerosi momenti di grande intesa creativa, inclusi i due album del 1968 “European Episode” e “Impressive Rome” pubblicati dalla CAM Jazz. Ma non vanno dimenticate le collaborazioni con i migliori colleghi transalpini, da Stephane Grappelli ad un uomo d’avanguardia come Michel Portal. E grazie al suo poliedrico talento, Solal ha avuto più volte anche occasione di cimentarsi col mondo del cinema, lavorando anche con il capofila della nouvelle vague, Jean-Luc Godard.

Tracks
1 DARN THAT DREAM 4:49
2 CARAVAN 6:27
3 OUR LOVE IS HERE TO STAY 3:51
4 CHI VA PIANO... 4:05
5 MEDIUM 6:18
6 BLUESINE 5:51
7 ON A CLEAR DAY5:04
8 IN MY SOLITUDE 5:49
9 DARN THAT DREAM 5:28



BIOGRAPHY BY WIKIPEDIA


One of the finest European jazz pianists of all time, Martial Solal (a unique stylist) has never received as much recognition in the U.S. as he deserves. Born in Algiers to French parents, Solal has been based in Paris since the late '40s. Although a modernist, he was flexible enough to record an album with Sidney Bechet in 1957 and make other records with Django Reinhardt, Don Byas, and Lucky Thompson. Solal has been primarily heard with his own trios through the years although he has recorded several notable albums with Lee Konitz. (Scott Yanow - All Music Guide) Martial Solal (born August 23, 1927 in Algiers, Algeria) is a French jazz pianist and composer, who is probably most widely known for the music he wrote for Jean-Luc Godard's debut feature film "À bout de souffle" (1960). Solal was the son of an opera singer and piano teacher, who learnt the instrument from the age of six, settling in Paris in 1950. He soon began working with leading musicians including Django Reinhardt and expatriates from the United States like Sidney Bechet and Don Byas. He formed a quartet (occasionally also leading a big band) in the late 1950s, although he had been recording as a leader since 1953. Solal then began composing film music, eventually providing over twenty scores. In 1963 he made a much admired appearance at the Newport Jazz Festival in Rhode Island; the Newport '63 album purporting to be a recording of this gig is actually a studio recreation. At this time, his regular trio featured bassist Guy Pedersen and drummer Daniel Humair. From 1968 he regularly performed and recorded with Lee Konitz in Europe and the United States of America. In recent years, Martial Solal has continued to perform and record with his trio. Throughout his career he has performed solo, and during 1993-94 he gave thirty solo concerts for French Radio, a selection of performances from which were subsequently released in a 2CD set "Improvise Pour Musique France", on JMS Records.

Si vuole ringraziare per questo post Roberto Valentino e Wikipedia da cui molte informazioni sono tratte

08 aprile, 2007

Tre Volte Claudia

Oggi è Domenica di Pasqua, ma il mio pensiero corre sempre al Sabato. Infatti è quello il giorno che trovo piu’ consono a me. E il pensiero va sempre a Lei , a Maria. Il sabato è per me il giorno in cui apparentemente fede e ragione non si fondono, ma si contrappongono. E' il giorno dell'abbandono totale a Dio. Maria ha incontrato Dio, ne ha fatta esperienza, ne ha avuto testimonianza, ne ha ricevuto un grande Dono. Quel Dio che tutti chiamano Glorioso, Misericordioso, che suo figlio le ha insegnato a Chiamare Padre, che Gesu’ stesso non esita a definire Amore, ecco quel Dio ha permesso che suo figlio fosse crocifisso, tolto da lei senza che apparentemente nel mondo nulla fosse cambiato. Il male che vince sul bene, le trame politico – militari che vanno inesorabilmente per la loro strada, ladri che continuano a rubare, poveri che continuano a morire, padroni che continuano a sfruttare…... Maria non aveva ancora davanti a se’ la Pasqua di resurrezione…..
Pensate allora alla Forza di questa Donna. Premesso che un Dio esista chi si sarebbe potuto ancora fidare di Lui dopo tutto questo ? Chi avrebbe ancora potuto aver Fede in un progetto d’amore. Cosa avra’ detto Maria alla sua ragione, a quella ragione che le ha imposto di andare a trovare, gia’ gravida, la cugina Elisabetta anche lei in attesa per “verificare “ la Parola Di Dio ?
Ecco è il sabato il mio mondo. E’ il giorno in cui Dio si riposa dopo aver creato il Mondo lasciandolo nelle mani degli uomini e della loro ragione. E’ il giorno degli uomini. E’ il giorno di Gesu’ uomo.

E guarda caso è proprio un Sabato che ho incontrato Claudia Koll per l’ultima volta. Ma andiamo per gradi.

La Prima Volta.

La prima volta ho incontrato Claudia Koll attraverso gli schermi tv. Non ho molto da dire su questo primo incontro se non un particolare che mi ha colpito fin da subito : I suoi occhi. Una cosa che ho sempre fatto quando guardo film o foto è quella di fissare gli occhi per capire le emozioni che trasmettono . La Bellezza spesso confonde, gli occhi fanno piu’ fatica a mentire. E gli occhi di Claudia trasmettevano voglia di liberta’ e verita’, qualunque essa fosse.

La Seconda Volta.

La seconda volta ho incontrato Claudia attraverso un amico, Enrico Cattaneo. L’argomento era Dio, o meglio l’esperienza che l’uomo può fare di Dio. Mi ricordo ancora che avevamo davanti a noi il Vesuvio , a destra il mare e di contorno bellissimi colori e profumi. Napoli è veramente una citta’ in grado di farti innamorare. In questo contesto Enrico mi passa un articolo ed ecco che mi ricompare davanti il suo nome : Claudia Koll. Di primo acchito mi sono venute in mente tutte le discussioni avute con i miei amici sullo star system e su come la gente sia capace di riciclarsi pur di continuare ad apparire. Tuttavia dopo aver letto quell’articolo ciò che mi interessava di piu' era conoscere Claudia e “verificare” la sua esperienza, un po’ come Maria con Elisabetta ( naturalmente con i dovuti distinguo del caso )

La Terza Volta.

Ora siccome la mia pigrizia è proverbiale non sono io che ho cercato Claudia ma è lei che mi ha trovato proprio fuori da casa mia, in quel di Concorezzo in occasione del suo ultimo impegno teatrale " Prigioniero della seconda strada". L’occasione è stata ghiotta e con il suo consenso ho “registrato” il nostro incontro. La calma che ha saputo donarmi, la sua fragilita’ ma anche la sua sicurezza e grande Fede mi hanno lasciato veramente “innamorato” di quell’incontro cosi’ che ho deciso di proporlo a tutti voi. Piu’ avanti in un post specifico parleremo anche di cosa faccia ora. Ma per il momento vi lascio con questa piccola intervista che vuole essere il regalo di Pasqua di Radio Moonlight.

Buona Pasqua a tutti.

06 aprile, 2007

Venerdi Santo

Non c'è nulla di più alto di una croce per poter contemplare il mondo.


L'autore che proponiamo per la riflessione del Venerdì santo non è certo dei più esemplari: fu archeologo, combattente, agente segreto, avventuriero e saggista. Innamorato del Vicino Oriente, ove aveva vissuto e tramato, era stato così esaltato in patria da essere definito da Churchill come «uno dei più grandi uomini del nostro tempo». Sto leggendo qua e là i Sette pilastri della saggezza (1935) di Thomas Edward Lawrence (1888-1935) e mi colpisce la frase che ho pensato di adattare al giorno della crocifissione di Cristo. Dall'alto della croce più che non dal piedistallo solenne di un trono si riesce a capire il mondo. Da lassù vedi la verità della crudeltà degli uomini, la loro meschinità di traditori, la fedeltà dei veri amici, la generosità di chi rischia la carriera pur di non piegarsi al Crucifige! della massa. Attorno al seggio alto del potere si ha, invece, solo adulazione, falsità, ipocrisia. Ma, se stiamo al Vangelo di Giovanni, c'è un altro valore nella croce di Cristo. Essa ha una forza attrattrice che porta a sé l'umanità: «Quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me» (12, 32). Il crocifisso, infatti, nonostante la grettezza mentale di alcuni, è un «segno universale del dolore umano, della solitudine della morte, dell'ingiustizia prevaricatrice», come affermava Natalia Ginzburg. Ma per i credenti è anche un segno di liberazione, di salvezza e di speranza. Scriveva un'altra donna, Edith Stein (s. Teresa Benedetta della Croce): «La croce si staglia in alto ed è il simbolo trionfale con cui Cristo batte alla porta del cielo e la spalanca per noi».

Gianfraco Ravasi ( fonte Avvenire )

05 aprile, 2007

Giovedi Santo

Fede non è sapere
che l'altro esiste
è vivere dentro di lui
calore nelle sue vene
sogno nei suoi pensieri.
Qui aggirarsi dormendo
in lui destarsi.
Lalla Romano.


Negli ultimi anni della sua lunga vita (è morta a 95 anni nel 2001) l'ho spesso incontrata e ascoltata nella sua casa milanese di via Brera. E sempre il discorso correva oltre le frontiere della ragione, verso i campi della fede, dell'amore, del mistero. Lei, "laica" come si è solito dire oggi, ha detto a me credente parole bellissime sulla fede, proprio come quelle che ho proposto a tutti oggi, giovedì santo, desumendole da una sua raccolta poetica del 1974, Giovane è il tempo (Einaudi).
Credere è, certo, anche un po' sapere, ma è soprattutto comunione di vita con l'Altro, è vivere dentro di Lui, pulsando nel suo cuore, percorrendo il suo pensiero, abbandonandosi a Lui nel sonno, consapevoli - come dice la donna del Cantico dei cantici - che «anche dormendo, il cuore veglia» e batte d'amore (5, 2). Sì, la fede è sorella dell'amore ed è proprio col linguaggio amoroso che i mistici hanno descritto i segreti del credere in Dio. Superiamo, allora, una religiosità fatta solo di sapere e di dovere, pur necessario come prima tappa, e inoltriamoci sulla via dell'intimità e della comunione, "vivendo dentro di Lui", facendo sì che anche Lui viva in noi, come aveva confessato san Paolo: «Cristo vive in me» (Galati 2, 20).

Gianfranco Ravasi ( Da Avvenire )

01 aprile, 2007

Sei Pop o country ossia Eva Cassidy v/s Donna Hughes

Questa settimana riprende il concorso " E Tu Che tipo sei ? " con una canzone davvero molto speciale, Time After Time, interpretata da Eva Cassidy ( Pop nel senso piu' nobile di questo termine ) e l'emergente Donna Hughes. (Country )Tra tutti coloro che parteciperanno al concorso verra' estratto un vincitore e il premio sara' proprio il cd dell'autrice che avra' scelto come preferita.
Buon Divertimento e buon Ascolto e Buon Compleanno a Radio Moonlight che il 4 Aprile compie un anno. Per votare è sufficiente inviarci una mail a simone.mlr@tin.it conla versione preferita

Casualmente anche Venerdi di Repubblica ha "partecipato" al sondaggi dicendo la sua nell'ultimo numero :

‘Eva By Heart’ è un classico della discografia di Eva Cassidy e venne pubblicato nel Settembre del 1998; la spendida voce di Eva Cassidy, scomparsa prematuramente proprio un anno prima di questa pubblicazione, continua ad affascinare milioni di ascoltatori, considerando le vendite del catalogo che ha superato i 5 milioni di copie in tutto il mondo, VENERDI’ di Repubblica di questa settimana ha inserito ‘Eva By Heart’ nella sezione GEMME OSCURE, intitolando il trafiletto UNA VOCE DA BRIVIDO; parole di elegio e grande considerazione per la mitica cantante scomparsa sono un rito che ogni giornalista non può fare a meno di esprimere, parlando delle svariate pubblicazioni della cantante americana.

Hanno partecipato al concorso e quindi all'estrazione del cd che avverra' giovedi 3 maggio con il metodo della Conta prendendo come riferimento la somma dei primi due numeri estratti sulla ruota di Napoli :

1 - Luca Masotto - Country

2 - Cristina - Pop -- Forse sarò di parte...ma Eva Cassidy è la mia preferita da sempre..un'artista poco conosciuta, dalla triste vita, che dovrebbe essere conosciuta molto di più. Voto Eva con la speranza che sempre più persone possano conoscerla ed apprezzarla---

3 - Manuela P. da Concorezzo - Pop

4 - Renato C - Pop

5 - Alberto B - Pop

6 - Andrea M - Pop --Ciao,non me ne voglia la pur brava Donna Hughes, ma la versione di Eva Cassidy è proprio di un altro pianeta...ascoltarla è magia pura (peccato che non può più deliziarci con la sua meravigliosa voce...).Quindi, se non si fosse capito, voto senz'altro per la versione di Eva Cassidy---

7 - Peppino D - Pop

8 - Lidia F - Country

9 - Monica B - Country

10 - Roberto P - Pop ---Premesso che sono un grande fans di Eva Cassidy per cui non potrei fare a meno di votarla in quanto la “amo” nel vero senso della parola!!!---

11 - Emanuele P - Country

12 - Umberto A - Pop --- Eva Cassidy NON SI BATTE!---

13 - Franco B -- Pop -- Sicuramente Eva Cassidy per la particolarità del suo canto e per averci lasciato troppo presto. Da non dimenticare anche la bella versione di Cindy Lauper (intramontabile). ---

14 - Letizia R da Concorezzo - Country

15 - Anto V - Pop

16 - Andrea C - Pop

17 - Federica R da Concorezzo - Country

18 - Amedeo C - Pop

19 - Abele P - Country

20 - Saverio F - Country

21 - Katia A - Pop

22 - Mattia C - Pop

23 - Walter T - Pop

24 - Fabrizio - Pop

25 - Diego C - Country ---La voce di Donna mi piace molto, mi ricorda la brava e, a suo tempo, bellissima Stevie Nicks ... ma l'assolo di banjo finale non mi sembra azzeccatissimo, mi sembra sfiori l'umorismo involontario ...
Eva invece purtroppo mi fa un effetto soporifero ... resto per la versione originale, e per quella di Miles Davis ...----

26 - Massimo - Country

27 - Massimo S. - Country

28 - Pietro M - Pop

29 - Giovanni A - Non si esprime ma ne accettiamo le motivazioni ---E' molto difficile, davvero molto, decidere.La versione di Donna Hughes, quella country, ha forse qualcosa in più ed è molto accattivante anche se dopo 1 minuto e 40 secondi si scolla e diventa leggermente eccessiva, spinta. Forse dovevano meglio amalgamarsi accompagnamento country (troppo bluegrass) e voce.La versione di Eva Cassidy è fantastica sia nell'esecuzione che nell'accompagnamento ma sembra una cosa già fatta, un pochino scontata.Insomma: posso partecipare al concorso senza esprimermi? Altrimenti mi costringete ad ascoltare altre venti volte entrambi i pezzi e... non è il caso.

30 - Gianluca O - Pop

31 - Flavia L da Concorezzo - Pop

32 - Raffaele C - Country

33 - Angelo C - Country

34 - Raffaele S - Pop

35 - Annalisa - Pop

36 - Luca G - Pop

37 - Massimo c - Country --- Indeciso fino all'ultimo.... Tra un "pop non troppo pop" e un "country non troppo country", facciamo Country.---

38 - Concetta C - Country

39 - Nicola C - Country

40 - Gruppo Lule Concorezzo - Country

RISULTATI --- L'esordiente Donna Hughes, che ha inciso il suo primo cd proprio quest'anno per la Rounder, si difende benissimo dal mito Eva Cassidy. Due interpreti veramente bravissime, l'una purtroppo gia' passata alla storia, l'altra ancora tutta da scoprire e Radio Moonlight non manchera' di seguire nel proseguimento della sua carriera. Un rinnovato ringraziamento a tutti voi per aver partecipato al concorso e in bocca al lupo per l'estrazione

Partecipanti = 40

Country = 17 --- 42 %

Pop = 22 --- 56%

Indecisi = 1 --- 2 %

30 marzo, 2007

JJ. GREY And Mofro - Country Ghetto

Dopo un po' di tempo a spasso per l'Italia e l'Europa ecco a voi una nuova proposta da Radio Moonlight. Dopo tutto l'ottimo jazz e vocal jazz assaporati in questi giorni abbiamo deciso di concederci una pagina Southern Rock Blues. Il Sud degli Stati Uniti oltre ad essere un luogo geografico ben circoscritto è soprattutto un luogo della mente e del cuore dove culture, credi religiosi, modi di vivere completamente differenti si mescolano in una sorta di mondo fantastico nel quale risulta impossibile capire ciò che è vero e ciò che è racconto. L'unica verita' che esce da questi storyteller southern è la ricerca dell'anima umano nelle sue piu' varie sfaccettature ( A Love Song For Bobby Long insegna ). Ed è in questo mondo fantastico ma reale, immaginario ma mai tanto vero nei confronti dell'uomo comune, che nascono dei grandi capolavori e dei grandi musicisti dove vena creativa e difficolta' di un clima ostile si mescolano ad un orgoglio tutto southern. Molte volte, con i dovuti distinguo , mi viene in mente il fantastico Mondo Piccolo di Don Camillo, dove in pochi chilometri si svolgevano storie che avrebbero potuto essere benissimo le storie di qualsiasi parte del mondo perchè ambientate nei nostri cuori. E' in questo clima che vi presentiamo un astro nascente di questa cultura, un tizio che ha rifiutato contratti con Major per dedicarsi alla musica che ama. Un nuovo Storyteller di quella terra fantastica che è il sud degli Stati Uniti. Signore e Signori J.J. Grey and Mofro



Growing up in the swamplands of northern Florida, JJ Grey became a realist early on. "You fall in love with a pig," he says, "and then one day your granddad knocks it in the head and bleeds it for butchering. You tend to grow up with a certain amount of realism in your life."
JJ Grey and his band MOFRO exude rocking, funky, melodic, front porch realism in every song they play. Grey comes from a long tradition of Southern storytellers, and his songs oftentimes use the loss of his natural surroundings and the marginalization of the Southern culture he grew up in as a metaphor for universal truths. The band delivers his material with brilliant musicianship, resulting in music that is thought provoking, rhythmically dynamic and texturally mesmerizing.
JJ Grey & MOFRO's Alligator debut Country Ghetto (produced by Dan Prothero) features 12 original JJ Grey compositions that come right out of the Southern musical and literary tradition. Grey's ear for detail inhabits his songs, whether it's a story passed down to him from his grandmother or the tribulations of a childhood friend. His voice delivers them with an unflinching strength that makes the personal universal and paints a vivid portrait of an exact time or place with words and music. Like his songs, his rich, soulful vocals are forceful and commanding, seemingly old beyond his years. And the music, from smoldering soul ballads to gospel-fried funk to straight ahead rock 'n' roll, brings it all home with danceable grooves and a melodic freshness that will stay with you long after the album ends.
Grey's songwriting influences are widespread. "I listen to people who tell the story," he says, naming Muddy Waters, John Lee Hooker, R.L. Burnside, Tony Joe White, Jerry Reed, Otis Redding, Dr. John, Sly & The Family Stone, Van Morrison, Bill Withers and Dan Penn. What these writers and performers have in common is a love for simplicity, evoking complex emotions with a minimal amount of words. As a performer, Grey is influenced by the sexually charged blues of Howlin' Wolf, the country soul of George Jones, and the hard funk of James Brown, as well as local personalities like street preachers and old-time radio DJs.
From the beginning, Grey's songs have been connected to his ancestral Florida homestead 40 miles outside of Jacksonville, a landscape he writes about with passion and devotion. Back in 1986, Grey worked at an air conditioning company, where he befriended guitarist Daryl Hance. At the time, Grey had a young original band that needed a guitar player so he gave Hance the call. Grey was immediately impressed with Daryl's minimalist approach. "Daryl plays like Curtis Mayfield or Peter Tosh. He plays like the older generation, with patience."
Under the name of MOFRO (a nod towards a lumberyard he worked at), Grey and Hance recorded a demo together. They were courted by a number of record labels, but were not at all impressed by the seemingly false and unrealistic promises being offered. On his own, Grey researched and found Fog City Records, owned by producer/engineer Dan Prothero. The two hit it off instantly. Fog City -- with Prothero producing -- recorded and released BLACKWATER in 2001 (named by Amazon.com as one of the best CDs of the decade) and -- again with Prothero at the helm -- LOCHLOOSA in 2004. JJ Grey & MOFRO's rabid following, through hard work, touring and undeniable musical prowess, grew quickly.
A National Public Radio feature in 2001 brought the band music to more people than ever before. Doors at press, radio and venues opened across the country. Then JJ Grey & MOFRO performed at Bonnaroo, opened for Ben Harper, Widespread Panic, Galactic, B.B. King and Jeff Beck. Word of their live show spread quickly, and bookings at festivals and concerts around the world increased, including jaw-dropping shows at The Austin City Limits Festival and The New Orleans Jazz & Heritage Festival. The band continues to tour relentlessly, and will hit the road hard in support of COUNTRY GHETTO.
From gritty funk to juke joint romps to contemplative country soul to blistering rockers, JJ Grey & MOFRO occupy a distinctive space in the music world. And, like the best of the great Southern novelists, JJ Grey fills his stories and songs with details that are at once vivid and personal, political and universal. Smell the cypress trees, feel the hot breeze, and remind yourself that home is where the heart is.

28 marzo, 2007

Appello di Teresa Sarti Strada

Pubblichiamo il testo dell'appello di Teresa Sarti Strada, presidente dell'organizazione umanitaria "Emergency" :

"Siamo angosciati per la sorte di Rahmatullah Hanefi. Il responsabile afgano dell'ospedale di Emergency a Lashkargah è stato prelevato all'alba di martedì 20 dai servizi di sicurezza afgani. Da allora nessuno ha potuto vederlo o parlargli, nemmeno i suoi famigliari. Non è stata formulata nessuna accusa, non esiste alcun documento che comprovi la sua detenzione. Alcuni afgani, che lavorano nel posto in cui Rahmatullah Hanefi è rinchiuso, ci hanno detto però che lo stanno interrogando e torturando “con i cavi elettrici”. Rahmatullah Hanefi è stato determinante nella liberazione di Daniele Mastrogiacomo, semplicemente facendo tutto e solo ciò che il governo italiano, attraverso Emergency, gli chiedeva di fare. Il suo aiuto potrebbe essere determinante anche per la sorte di Adjmal Nashkbandi, l'interprete di Mastrogiacomo, che non è ancora tornato dalla sua famiglia.
Oggi, domenica 25, il Ministro della sanità afgano ci ha informato che in un “alto meeting sulla sicurezza nazionale” presieduto da Hamid Karzai, è stato deciso di non rilasciare Rahmatullah Hanefi. Ci hanno fatto capire che non ci sono accuse contro di lui, ma che sono pronti a fabbricare false prove. Non è accettabile che il prezzo della liberazione del cittadino italiano Daniele Mastrogiacomo venga pagato da un coraggioso cittadino afgano e da Emergency. Abbiamo ripetutamente chiesto al Governo italiano, negli ultimi cinque giorni, di impegnarsi per l’immediato rilascio di Rahmatullah Hanefi e il governo ci ha assicurato che l’avrebbe fatto. Chiediamo con forza al Governo italiano di rispettare le parola data". ( Fonte Misna )

22 marzo, 2007

STOP CHILD SOLDIERS


A major international conference entitled "Free children from war" was held in Paris on 5 and 6 February 2007. The meeting, co-organized by the French Government and UNICEF, was attended by 58 countries, including dozens of government ministers, donors, the heads of UN agencies and many non-governmental organizations.

At the meeting, the 58 governments endorsed, and pledged to respect, the principles contained in two documents: The Paris Commitments - consists of a set of legal and operational principles needed to protect children from recruitment or use in armed conflict. The "Paris Commitments" complement existing legal and political mechanisms already in place. The "Paris Principles" is a more detailed document which sets forth a wide range of principles relating to the protection of children from recruitment or use in armed conflict, their release and successful reintegration into civilian life .The principles also address the need for long term prevention strategies in order to definitively end children's involvement in armed conflict.

The meeting was the culmination of an 18-month process to review the "Cape Town Principles and Best Practice on the prevention of recruitment of children into the armed forces and on demobilization and social reintegration of child soldiers in Africa", adopted by non-governmental organizations at a conference in Cape Town in 1997.



The review process was led by UNICEF and drew upon a wealth of experience gained by UN field staff, NGOs and other practitioners in this field. The Coalition was closely involved in the drafting process of the Paris Commitments document.

Downloads

Paris Principles in English

Paris Commitments in English

06 marzo, 2007

E tu che tipo sei : Solo o Trio ?

Questa settimana esploriamo un poco il "pianeta" jazz e lo facciamo con due pianisti tra i piu' importanti e bravi della scena contemporanea. Tuttavia non vogliamo influenzare la vostra scelta con i loro nomi, cosi' abbiamo deciso di tacere sul chi siano questi due pianisti anche se molti di voi li riconsceranno al primo ascolto.... Quindi non rimane da scegliere tra paino solo ( For All We Know ) e piano trio (Autumn Leaves ) Anche questa settimana, tra tutti i partecipanti verra' estratto il bellissimo cd Musica Nuda di Magoni / Spinetti. Il concorso temina lunedi 12 Marzo dopo il nostro rientro da Roma dove parteciperemo alla prima edizione del Top Audio. Cosa ci resta da dire se non buon ascolto e partecipate numerosissimi.

I PARTECIPANTI SONO :

1 -Andrea C. - Piano Solo

2 - Renato C. - Piano solo

3 - Roberto P - Piano Trio

4 - Paolo F - Piano Trio

5 - Gianluca D - Piano Tro

6 - Matteo S - Piano Trio

7 - Emanuele P - Piano Solo

8 - Saverio F - Piano Trio

9 - Luciano F - Piano Trio

10 - Vincenzo M - Piano Trio

11 - Andrea M - Piano Trio

12 - Walter T - Piano Trio

13 - Michele P - Piano Trio

14 - Andrea M - Piano Trio

15 - Giovanni A - Piano Trio

16 - Angelo C - Piano Trio

17 - Max C - Piano Trio

18 - Andrea - Piano Trio

19 - Claudio C - Piano Trio

20 - Roberto Z - Piano Trio

21 - Concetta C - Piano Trio

22 - Nicola C - Piano Trio

TOTALE PARTECIPANTI 22

VOTI PIANO SOLO 3 - 14 %

VOTI PIANO TRIO 19 - 86 %

Direi che questa volta non c'è stata proprio storia.... ma siamo sicuri che l'autore del nostro Piano Solo prendera' ben presto la sua rivincita !!!

Tra tutti i partecipanti verra' estratto ( con il metodo della conta, utilizzando come numero di riferimento il primo numero estratto sulla ruota di Venezia nell'estrazione del Lotto di Martedi 27 marzo ) il bellissimo cd Musica Nuda. Non ci resta che augurarvi buona fortuna.

Grazie ancora a tutti per la vostra partecipazione e al prossimo concorso...

E IL VINCITORE E' :

Essendo in numero estratto 47 il vincitore è Roberto P. Grazie mille a tutti e al prossimo appuntamneto.

01 marzo, 2007

Contro ogni forma di Schiavitu', sempre !

Il mea culpa della Chiesa Anglicana per lo schiavismo comincerà dalle strade di Londra il prossimo 24 marzo con una marcia che sarà guidata dalle due cariche ecclesiastiche più alte, l'arcivescovo di Canterbury Rowan Williams e quello di York John Sentamu. Con questo evento, in cui migliaia di persone caricheranno una croce gigantesca per diverse miglia, i due leader intendono esprimere il pentimento per la complicità della Chiesa di Inghilterra nella tratta degli schiavi. Il walk of witness, così è stata chiamata la processione, coinciderà con il bicentenario dell'abolizione della schiavitù e rappresenta l'ultima fase del pentimento della Chiesa Anglicana dal febbraio dell'anno scorso, quando il Sinodo Generale votò per scusarsi per il suo coinvolgimento nello schiavismo. Da allora parole di rimorso sono state espresse anche dal mondo della politica: solo tre mesi fa il primo ministro britannico Tony Blair confessò il suo più «profondo dispiacere» per il ruolo della Gran Bretagna nella tratta degli schiavi transatlantica mentre John Prescott, vicepremier, ha confermato qualche giorno fa che guiderà le commemorazioni nazionali durante il bicentenario. Un sentimento generale di mea culpa ha visto coinvolte anche organizzazioni per la tutela del patrimonio artistico e culturale tra cui l'English Heritage e il National Trust le quali hanno espresso rammarico per il fatto che alcune proprietà che possiedono furono comprate con soldi prodotti dalla schiavitù.Williams e Sematu sperano di radunare sulle strade di Londra più di ottomila persone nella marcia del 24 marzo che seguirà due itinerari: il primo comincerà in Kennington Park nel sud della capitale, con una messa all'aria aperta; mentre il secondo, guidato dagli arcivescovi, partirà da Whitehall con un momento di raccoglimento e riflessione perché, ha spiegato Sematu che è originario dell'Uganda e conta schiavi tra i suoi antenati, «questa marcia deve segnare l'inizio del processo di guarigione». Da Whitehall p roseguiranno verso i Victoria Tower Gardens dove verranno recitate preghiere e poi per Lambeth Bridge: da questo punto i "pellegrini" rispetteranno il silenzio. L'itinerario che attraversa il Tamigi è simbolico della traversata atlantica di oltre dieci milioni di africani verso le Americhe tra il quindicesimo e l'inizio del diciannovesimo secolo.I partecipanti saranno inoltre invitati a firmare una petizione che chiede al governo di agire contro ogni forma di schiavitù moderna come per esempio il commercio sessuale dall'Europa dell'Est o quello di bambini dall'Africa. Secondo un rapporto recente di Save The Children, un ente di carità che si occupa della tutela dei minori, cinquanta bambini portati in Gran Bretagna a scopo di schiavitù sono scomparsi e altri ottanta, originari dell'Africa, Cina, Sud Asia ed Europa dell'Est sono stati ritrovati dalle autorità locali a Manchester, Newcastle e Birmingham.Qualche giorno fa uno degli organizzatori della marcia ha paragonato lo schiavismo all'Olocausto. «Viviamo ancora - ha spiegato Rose Hudson-Wilkin, presidente del Comitato Anglicano per le minoranze etniche - con l'eredità dello schiavismo. Il messaggio dei neri in questo paese è molto chiaro: anche noi, sostengono, abbiamo avuto il nostro Olocausto, milioni di noi sono stati uccisi ed è giusto che questo venga riconosciuto».
Tratto Da Avvenire

27 febbraio, 2007

Ennio Morricone

Sembrera' forse scontato indicarlo come nostro eroe dal momento che il suo nome sarà sulla bocca di tutti, tuttavia lo faremo e vi spieghiamo anche il perchè. Quando è salito sul palco a prendere la statuetta degli Oscar ci saremmo aspettati i soliti ringraziamenti e via dicendo come in parte è avvenuto. Ma ad un certo punto il cuore ha preso il sopravvento sulla forma e guardando la moglie un Ennio Morricone emozionatissimo gli ha dedicato il premio dicendo non so quante volte "Ti voglio bene". Ed è a questo punto che Morricone ha smesso di essere per noi un'icona nazionale per divenire un nostro eroe. Nel tempio delle commedie dove si producono centinaia di film all'anno in cui l'amore è osannato, ricercato, quasi idolatrato un vecchietto italiano fa la propria dichiarazione d'amore alla propria moglie con tutto l'amore che il cuore in quel momento gli consentiva di trasmettere. Non so se anche voi lo avete percepito ma secondo noi in quel momento non c'era in tutta la sala una donna, una star bella come la signora Morricone.
Grazie ancora
Lo staff di Radio Moonlight

19 febbraio, 2007

Soweto Gospel Choir

Since its emergence in 2002 as an exciting musical talent, Soweto Gospel Choir has achieved major success both overseas and in South Africa. The choir has been touring internationally for three years now, to critical acclaim and sold out concerts. In July this year, they finally returned home to debut their show “Voices From Heaven” at the Johannesburg Civic Theatre.

Their performances were wonderfully received by audiences and critics alike, and the choir was exceptionally proud of such recognition by their own people.Soweto Gospel Choir has not been able to spend a great deal of time in their own country because of their touring commitments, but when they have, they’ve performed on several occasions in front their hero Former President Nelson Mandela.



They are Ambassadors for Mr Mandela’s aids foundation 46664 and as such, members of the choir were invited to sang Happy Birthday to Madiba in July 2005 at the Nelson Mandela Rugby Challenge, Australia vs South Africa, as part of a week of birthday celebrations for South Africa’s greatest living statesman. As important to them, was their invitation to participate in Archbishop Desmond Tutu’s 50th Wedding Anniversary Celebrations where, with the popular Imilonji KaNtu Choral Society, they sang for the Tutu family and V.I.P. guests from around the world at the Holy Cross Church in Soweto.The choir’s next exciting venture is as a guest artists for the “Unite For The Stars” celebration, November 2005, where they will be backing Diana Ross and Christina Aguielera, in support of two very important South African charities, Unite Against Hunger and the Nelson Mandela’s Children’s Fund.



Soweto Gospel Choir continues to raise money for its charities Nkosi’s Haven and Nkosi’s Haven Vugani, having raised over R1.3million (US$210,000) since their foundation’s inception. This money has helped numerous, struggling aids orphans organizations who are in constant desperate need for just the basic necessities of life such as food, school clothing, electricity and shelter.

Soweto Gospel Choir is proud of its talent, its belief in God and its joy of music and of life. The choir will be touring for most of 2006, visiting new countries and cities, making new friends and followers, and spreading its message of hope and passion throughout the world. --- official biography ---

16 febbraio, 2007

Rock o Jazz ?

Tornano i nostri concorsi. Questa settimana la scelta è fra Rock e Jazz.
La canzone è la bellisima Desperado degli Eagles.
La sentirete cantata dagli stessi Eagles in versione originale e successivamente rifatta da Malene Mortensen in versione un po' piu' pop jazz.
A voi la scelta.
Per partecipare è sufficiente inviare una mail con la vostra scelta e possibilmente il vostro nome e l'iniziale del cognome.
Tutti i partecipanti al sondaggio-concorso parteciperanno a loro volta all'estrazione del SACD JAZZ AT THE PAWNSHOP VOL. 2
In bocca al lupo e partecipate numerosi



HANNO PARTECIPATO AL CONCORSO

1 - Anto V. - Rock ( io mi dichiaro un tipo JAZZ, anche se in questo caso scelgo la versione originale degli Eagles )
2 - Stefano M. - Rock
3 - Stefano A. - Rock (La voce di Malene è molto accattivante, ma l'arrangiamento non è del tutto convincente. Alla fine devo dire che preferisco la versione originale degli Eagles)
4 - Marco M. - Rock
5 - Usardi G - Rock
6 - Cristina - Rock (Preferisco gli Eagles anche se l'altra versione è molto piacevole,leggera e delicata )
7 - Angelo C - Rock
8 - Marco F - Jazz
9 - Renato C. - Rock
10 - Amedeo C - Rock
11 - Walter T - Rock
12 - Luca M - Jazz
13 - Emanuele - Jazz
14 - Angelo F - Rock
15 - Gianluca D - Rock
16 - Alessandro D. M. - Rock
17 - Andrea M. - Rock ( Pur apprezzando notevolmente la versione "jazzata" di Marlene Mortensen (bellissima voce) la preferenza la dò comunque alla versione originale )
18 - Alessandra A. - Jazz ( La versione di Marlene Mortensen è bellissima.. grazie per avermi fatto conoscere anche questa cantante! )
19 - Saverio F - Rock ( Innanzitutto grazie per le canzoni che scegliete per i vostri concorsi, perchè state ampliando in maniera enorme le mie conoscenze musicali. Comunque x quanto riguarda la canzone in questione scelgo la versione originale degli Eagles perchè secondo me una canzone rifatta da 1 altro artista non può essere mai ai livelli dell'originale...quindi scelgo la versione ROCK e speriamo che questa volta riesco a vincere... )
20 - Franco B - Rock ( per quanto bella ed accattivante la voce di M. Mortensen non riesce ad uguagliare e coinvolgere come l’originale degli Eagles. Brano veramente stupendo )
21 - Diego C. - Rock (In questo caso decisamente ROCK ! brava Malene ... ma non c'è proprio storia ... soprattutto per chi è in una certa fascia di età ... )
22 - Vincenzo M - Jazz
23 - Umberto A - Rock ( Per questa volta (ma solo per questa volta …) à ROCK! La versione degli Eagles è impareggiabile )
24 - Andrea C - Rock
25 - Silvio M - Jazz
26 - Giovanni A - Rock (E' molto graziosa la versione Jazz ma la mia anima forse è ancora troppo ROCK. Se la facessero fusion? )
27 - Luigi Z - Rock (Senza dubbio la versione che preferisco è Desperado in versione live più appassionante e impegnata )
28 - Max C - Rrrrrrrrrock!
29 - Carlo S - Jazz ( Preferisco Desperado cantata da Malene Mortensen (però l'originale...quanti ricordi!)
30 - Monica B - Jazz (Che dire....splendida canzone, splendide versioni......che emozione. Voterò per come mi sento oggi.....e oggi mi sento più jazz che rock.....quindi Malene Mortensen (nn votare gli Eagles mi pare così blasfemo !!!)
31 - Michele P - Jazz
32 - Giovanni Z - Jazz, Naturalmente
33 - Raffaele S - Rock ( INNARRIVABILE LA VERSIONE ORIGINALE,MEGLIO GLI EAGLES )
34 - Alberto B - Rock
35 - Claudio C - Rock
36 - Roberto P - Jazz
37 - Concetta C - Rock
38 - Nicola C - Rock
39 - Roberto Z - Rock

TOTALE VOTANTI 39

Rock 28 = 71,79 %
Jazz 11 = 28,21 %

Che dire, forse la versione degli Eagles è veramente inarrivabile ( e vi assicuro che a Verona questa estate mi hanno fatto veramente venire la pelle d'oca ) ma veramente tantissimi complimenti alla Mortensen che si è difesa benissimo grazie ad una voce e reinterpretazione veramente originali. Tutti i partecipanti al sondaggio parteciperanno a loro volta all'estrazione del cd che avverra' con il metodo della conto prendendo come numero di riferimento il primo numero estratto sulla ruota di Roma del giorno Giovedi 1 Marzo. Buona Fortuna a Tutti.

E IL VINCITORE E' : Anto V ( Il primo numero estratto sulla ruota di Roma Giovedi 1/03/2007 è stato 40 e con il metodo della conta, ossia contando da 1 a 40 nell'ordine in cui abbiamo indicato i partecipanti abbiamo ottenuto il vincitore di questa settimana. Per gli altri nessun problema, a breve il nuovo concorso, partecipare come avete visto è facile e arricchente, vincere dipende dalla fortuna. Un grazie a tutti da Radio Moonlight )

14 febbraio, 2007

Soweto Gospel Choir wins Grammy

Chi ci segue lo sa, Radio Moonlight ve li ha proposti in ogni salsa... Non vi è stata playlist senza averli inseriti perchè gia' dal primo ascolto ne abbiamo raccolto la frescezza, la forza e l'anima di questo cd veramente bello. L'altra sera quando abbiamo sentito la notizia, non stiamo scherzando, ci siamo esaltati quasi avessimo vinto noi quel grammy.

Ed ora per fortuna se ne è accordo il mondo intero e come scrive l'autorevole Sunday Times



The Soweto Gospel Choir did South Africa proud by snatching their first ever Grammy at the 49th annual award ceremony. Their album entitled ‘Blessed’ won in the Best Traditional Gospel Album category. The album, which was released in 2005 , showcases a unique African traditional style of music. The 26-strong choir, under the direction of David Mulovhedzi and Beverly Bryer are current ly on tour in the United States.

Provate ad indovinare quale sara' la prossima proposta d'ascolto ?

05 febbraio, 2007

The Second Coming 0 of Jesus Jones

Il titolo del nostro post è tratto da un articolo di Jim Walsh. Tra i molti oserei dire imbarazzati ( sulla scia di ciò che è avvenuto per l'ultimo film di M. Gibson) che ho trovato sulla stampa statunitense penso che sia quello che piu' si avvicina allo spirito delle nuove composizione di quest'anima inquieta del panoramo rock internazionale se non altro perchè è stato scelto dalla stessa Jones per presentare il suo nuovo cd. A noi, non trovando parole migliori, non ci resta che augurarvi buon ascolto.

by Jim Walsh

There's an exciting new lyricist coming out of Los Angeles and here, there, and everywhere, whom everyone will be talking about in a new way in a couple of months. He's got as many pseudonyms as he does myspace pages but you probably already know him as the son of God, the prince of peace, the reason for the season, the scapegoat for the war, etc., but with the exception of, say, The Gospel Of Thomas Aquinas, we've never heard him like we're about to hear him.



"Do you know my name?," he sings on his new record The Sermon On Exposition Boulevard , in the same sexy mofo voice that all the cannibalistic Catholic girls -- all those hot vampirellas who grew up drinking all that blood -- wet their pants over when they heard him sing in the '70's rock opera that bears his superstar name.

Yes, my brother, we know your name. Your name is Jesus, and sexy is back. In the form of you in me, us, and Rickie Lee Jones.

Jones' new album won't be released by New West Records until February 6, but I've been playing it non-stop since I received it a few days ago. It's a breathtaking work, sure to be one of the most discussed and ingested records of next year (if only by serious music listeners), but at the moment I'm happy to simply report that it melds gorgeously with all the Christmas music in the air; all those beautiful underground sentiments about Jesus and love.

"Music is love," Jeff Tweedy once said, which is what I've always believed, just as so many have believed "Jesus is love."

Jesus and music. Combine the two without the ball and chain of the Christian dope show or numbskull preaching -- as Jones and her collaborators does on every track of Sermon -- and the result is something so rare it feels historic, necessary, and distinctly of its time, the way other classic mystic-beatnik albums like Horses and Astral Weeks and Nighthawks At The Diner and Late For The Sky screamed out of the sky with something important to say.

And not to put too fine a point on it, but this Sermon is important: The lyrics to all 13 songs are Christ's words, and, as we hurl towards doomsday and another 30,000 troops in Iraq in the name of someone else's god, hell if they don't sound like Barack and Beck and the Mountain Goats riffing together.